Israele avrà il suo governo a guida Benjamin Netanyahu. Da anni il politico più influente del Paese, vincitore delle ultime elezioni parlamentari tenute lo scorso 11 novembre, le quinte in quattro anni, “Bibi” ha annunciato mercoledì la formazione dell’esecutivo che sarà più a destra nella storia del Paese.

Netanyahu ha informato il presidente Isaac Herzog ad un soffio dalla scadenza del termine del mandato affidatogli 38 giorni fa. L’ennesimo governo di Bibi ha a disposizione 64 seggi sui 120 della Knesset, il Parlamento israeliano.

Per arrivare all’annuncio ci sono volute diverse settimane di trattative e negoziati con le varie forze politiche che formeranno la maggioranza: a causa del sistema proporzionale puro che vige in Israele, i governi sono storicamente traballanti e “appesi” al voto di micro-partiti che riescono a superare la bassa soglia di sbarramento prevista.

E infatti nel prossimo esecutivo a guida Netanyahu, che sarà al sesto mandato da primo ministro (non consecutivo), ci sarà il suo partito, il Likud, Shas (conservatore, che rappresenta gli ebrei ortodossi di origine nordafricana e mediorientale), Ebraismo della Torah unito (conservatore e ultra-ortodosso), e Potere ebraico, Sionismo religioso e Noam (tre partiti di estrema destra).

Di quest’ultima coalizione di partiti di estrema destra fa parte il prossimo ministro della Pubblica sicurezza, il personaggio più controverso: Itamar Ben-Gvir. Leader di Potere ebraico, è noto per le sue posizioni razziste nei confronti dei palestinesi e degli arabi-israeliani, è un avvocato strenuo sostenitore dell’occupazione illegale della Cisgiordania da parte di Israele.

Non è l’unico personaggio che fa storcere il naso: altro sicuro di un poso da ministro nel governo di Bibi è Avi Maoz, del partito Noam. Misogino, contrario all’integrazione delle donne nell’esercito, ha proposto anche di vietare il Gay Pride a Gerusalemme.

In generale con il varo del prossimo esecutivo, che dovrebbe giurare entro il 2 gennaio, le speranze di una soluzione pacifica allo storico conflitto in corso tra Israele e Palestina sembrano diventare una chimera: tutti i partiti della coalizione sono contrari alla soluzione dei “due Stati”, ovvero uno stato palestinese indipendente nella Cisgiordania col riconoscimento di Israele da parte del leader palestinesi, con Gerusalemme come capitale condivisa.

Avatar photo

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia