E’ difficile negare l’ispirazione liberale e garantista della riforma della giustizia annunciata dal Ministro Carlo Nordio, che, illustrando al Parlamento le linee programmatiche del suo ministero, ha affermato di voler intervenire su materie che, per la politica, da almeno trent’anni, sono bollenti: intercettazioni telefoniche, separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, obbligatorietà dell’azione penale, reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione (l’abuso d’ufficio).
Per la verità, Nordio ha parlato anche di molto altro, e altrettanto importante: riduzione dei tempi delle cause civili e dei processi penali, riforma e armonizzazione del corpo delle leggi penali, profonda innovazione del sistema dell’esecuzione delle pene e modernizzazione del carcere. Nel carnet c’è di che scatenare reazioni politiche che, a scacchiera, coinvolgono tutto l’arco parlamentare: grillini e un pezzo dei democratici a difesa cieca dei privilegi delle toghe, contro la separazione delle carriere e ogni riforma dell’ordinamento giudiziario, ma anche contro il superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale e la stretta su intercettazioni e loro diffusione mirata.
L’atteggiamento forcaiolo su pene e loro esecuzione coinvolge trasversalmente grillini, leghisti e meloniani. Sull’abuso d’ufficio le grida più alte vengono dai grillini, ma anche i democratici – una parte di essi, a dire la verità – non scherzano. A guardare con un atteggiamento costruttivo i propositi sacrosanti di Nordio restano forze numericamente minori, più refrattarie al morbo populista sul cui terreno si inseguono e rincorrono Fratelli d’Italia, Lega, pezzi di Partito Democratico (con al seguito parte di Articolo 1 e Sinistra Italiana – Verdi) e, soprattutto, Movimento 5 Stelle. Si tratta di socialisti, Forza Italia, +Europa e il mondo radicale e IV-Azione. Forze politiche che la giustizia, in modo inedito, rimescola confondendo maggioranza e opposizioni.
Il
PSI, già a fine ottobre, a governo appena insediato, si è rivolto a
Nordio dalle colonne di questo stesso giornale, offrendo collaborazione sui contenuti e proponendo al Ministro una consuetudine di consultazione coi responsabili giustizia di tutte le forze politiche. Il lavoro a quattro mani svolto, in passato, da
Carlo Nordio e
Giuliano Pisapia sugli stessi temi che oggi il primo, diventato ministro, mette al centro della sua azione di governo, è lì a dimostrare che una sinistra riformista, libertaria ed egualitaria, non può che essere a favore di un profondo cambiamento dell’universo giustizia, nella direzione indicata dal Guardasigilli.
E dimostra anche la strumentalità delle posizioni delle forze politiche malate di populismo giustizialista, frutto di uno squilibrio cronico tra indipendenza della magistratura e indipendenza della politica. Una condizione patologica della società italiana in cui l’azione della magistratura, a dispetto degli alti lai dei pubblici ministeri per gli presunti attentati alla loro indipendenza, è così indipendente da poter aggredire sistematicamente il mondo politico con indagini che, in larghissima parte, dopo anni e dopo l’annientamento dei politici coinvolti, altri magistrati, ma con la toga del giudice, smontano e censurano, prosciogliendo e assolvendo gli imputati. Una condizione così patologica che la politica, con la perversione di chi bacia la mano che lo colpisce, finisce per minare le sue proprie prerogative e per difendere l’abuso delle prerogative della magistratura inquirente.
Si trattasse solo di una specie di sindrome di Stoccolma, si potrebbe pensare che è un problema della politica. Purtroppo, però, si tratta di una patologia che coinvolge l’intero sistema paese, inchiodato nelle pastoie di un cortocircuito che frena lo sviluppo, sia vanificando la tutela dei diritti, sia inibendo l’azione riformista di quel ceto politico che il paese lo vorrebbe migliorare sul serio. Quindi, la battaglia di Nordio è una battaglia tra progresso e reazione, in cui la reazione è ampiamente rappresentata sia nella sua maggioranza che nell’opposizione, ed è diffusa nel paese in modo trasversale e morboso. Forse anche per questo i socialisti stanno con Nordio.