Quei giorni che hanno cambiato profondamente la storia politica della Liguria
L’alluvione di Genova nel 2014, la gogna, la sconfitta elettorale e la rinascita con i fondi di Italia sicura

Mi risuonano ancora nei timpani i suoni di quelle maledette giornate, 9-10 ottobre 2014. I giorni che hanno cambiato profondamente la mia vita e anche la storia politica di Genova e della Liguria. In quella giornata ero a Finale Ligure, avevo seguito costantemente i bollettini meteorologici che davano intorno alle 20 un miglioramento della situazione. Era già sera, quando l’incontro che stavo tenendo viene interrotto da una telefonata che mi annuncia che in un comune sopra Genova era in corso la fuoriuscita di un fiume: da lì inizia una serie incessante di mie telefonate e una corsa per raggiungere immediatamente Genova.
Durante il tragitto era chiaro ormai che il fiume Bisagno stava fuoriuscendo. Decido di arrivare comunque alla sala della protezione civile nonostante tutti mi sconsigliassero di farlo dal momento che la strada era già allagata. Raggiunta a fatica la sala, mi rendo conto che la situazione di Genova era così disastrosa che pochissimi altri erano riusciti ad arrivare alla centrale operativa. Ero sola, nessun altro membro della giunta era presente e, da sola, ho appreso la notizia che una persona aveva perso la vita.
Rimasi lì tutta la notte. La mattina dopo si sarebbe tenuta la conferenza stampa. E quella giornata avrebbe cambiato completamente il corso degli eventi. Sì, perché non ero solo l’assessore alla protezione civile della Liguria, nominata da appena tre mesi, ma ero anche la candidata alle elezioni primarie del centrosinistra, favorita per la vittoria. Da lì si scatena l’inferno. Provano ad attribuirmi la mancata allerta, quando era del tutto evidente che non fosse una mia prerogativa.
Descrivono come qualcosa di prevedibile quanto accaduto, quando era chiarissimo che si era trattato di un temporale autorigenerante, termine che torna anche nel caso dell’Emilia Romagna. In molti mi criticano per i mancati interventi in campo idrogeologico per il fiume Bisagno, nonostante tutti sapessero che avevo assunto il ruolo di assessore da soli tre mesi, ma soprattutto che gran parte dei lavori era bloccata dai ricorsi. Nessuno si sottrae al tiro al bersaglio: avversari politici interni al partito e anche esterni. Anche Edoardo Rixi, successivamente colpito da una vicenda giudiziaria legata alle spese pazze, poi assolto, chiese le mie dimissioni.
Proprio dall’aggressione mediatica, nasce la candidatura alternativa alle primarie di Sergio Cofferati, che batterò. Anche la magistratura si interessa alla vicenda: vengo prima ascoltata come persona informata dei fatti e successivamente indagata per omicidio colposo e disastro ambientale colposo, assieme alla dirigente della protezione civile.
L’avviso di garanzia mi arriva a ridosso della presentazione delle liste per le elezioni regionali. La scissione di Cofferati e la vicenda dell’alluvione sono le due cause che portano inevitabilmente alla sconfitta elettorale. Per la cronaca, io poi chiederò il rito abbreviato, e sarò assolta con sentenza passata in giudicato da tutte le accuse, e insieme a me verrà assolta anche la responsabile della protezione civile.
Sono stati cinque anni di calvario, in cui ho dovuto fronteggiare accuse pesanti: fermatevi a pensare a cosa vuol dire essere accusata di aver determinato con le sue mancanze la morte di un’altra persona. Anni in cui la mia famiglia, mio figlio era piccolo, ha pagato un prezzo durissimo. Anni in cui una persona solida come me ha avuto anche conseguenze fisiche.
Genova ha un fiume che scorre nel centro, il Bisagno, che aveva provocato molti morti, tombinato nel cuore della città, e i lavori per la risoluzione della pericolosità avevano una necessita di investimenti per realizzare il terzo lotto della copertura, bloccato dai ricorsi, e la realizzazione di uno scolmatore, capace di risolvere completamente il problema del rischio idraulico. La realizzazione di questi interventi era diventata dopo il 9 e il 10 di ottobre 2014 la mia ossessione quotidiana. Ho chiesto aiuto a tutti, al presidente Burlando, al comune di Genova: abbiamo soprattutto rivolto le nostre richieste alla struttura tecnica di missione Italia Sicura, quella grande idea che nasce proprio nel governo Renzi su proposta di Renzo Piano, e alla cui direzione c’era Erasmo D’Angelis.
Italia sicura ha finanziato per circa 500 milioni gli interventi di cui aveva bisogno Genova. Nel caso dello scolmatore mancava il progetto e ricordo la telefonata accorata a Pietro Salini, l’imprenditore che stava realizzando proprio a Genova il terzo valico dei Giovi. Chiesi a lui di realizzare gratuitamente il progetto del terzo lotto Bisagno, chiarendogli che questo avrebbe comportato l’impossibilità per la sua azienda di partecipare alla gara per la realizzazione dello scolmatore. Salini, che voglio pubblicamente ringraziare per quel gesto di generosità verso la città, disse immediatamente di sì. Grazie quindi a Italia Sicura e al progetto regalato alla città di Genova, si è potuto iniziare il lungo lavoro di messa in sicurezza, poi proseguito con l’amministrazione Toti, in continuità con l’amministrazione Burlando.
Quando sento dire che Italia Sicura non è servita, mi indigno: io sono la testimonianza vivente che quella struttura ha cambiato la vita di Genova e della sua popolazione
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