Gli atti messi in campo da gruppi ecologisti nelle ultime settimane, sia in Italia sia in Europa, riportano al centro dell’attenzione il tema della difesa dell’ambiente inteso come tutela del futuro delle prossime generazioni. Allo stesso tempo, però, gesti come gettare vernice su opere d’arte, monumenti o palazzi, da ultimo l’episodio che ha interessato proprio pochi giorni fa Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, o come bloccare il traffico sulle grandi arterie stradali del paese, rendono incomprensibili, o, addirittura, invisi alla maggioranza dei cittadini questi attivisti, considerati ormai dei veri e propri violenti.

Gesti eccessivi, per certi versi estremi, o estremisti, sicuramente, per alcuni; atti utili a stimolare una responsabilità e una coscienza collettiva, per altri. La verità è che, in fondo, si tratta dei due lati della stessa medaglia, la cui differenza è dettata solo ed esclusivamente dalla prospettiva, o dalla miopia, assunta per leggere gli eventi. La Politica, volutamente con la P maiuscola, e in questo noi socialisti, anzi, eco-socialisti dobbiamo essere decisivi per storia e tradizione, ha il dovere di partecipare attivamente facendosi interprete di questi atteggiamenti e contribuendo a sviluppare una nuova sensibilità, che coniughi in un tutt’uno, ambiente, sviluppo ed equità. Perché bisogna smettere di credere che non ci possa essere crescita senza che questa danneggi irrimediabilmente l’ambiente o viceversa, quasi come fossero condizioni concorrenti e quindi l’uno ostacolo all’altro.

Questi temi, nel prossimo futuro, dovranno necessariamente intrecciarsi assieme. Non potrà esserci, infatti, sviluppo senza infrastrutture concepite e realizzate riducendone al minimo, o azzerandone completamente, l’impatto sugli ecosistemi naturali, da intendersi sempre di più come universali. Tutto, quindi, dovrà essere concepito perché i benefici prodotti possano essere appannaggio di un’intera comunità, nel particolare come nel generale, nelle questioni locali come in quelle nazionali. Queste saranno le urgenze non dei prossimi decenni, ma dei prossimi mesi. Si tratta di una sfida che dobbiamo cogliere nell’interesse generale perché, come è sempre stato nella storia del nostro paese, solo i socialisti hanno le spalle abbastanza larghe per porre sul tavolo temi così dirimenti, e solo i socialisti hanno il coraggio per indicare una valida, rapida e precisa strada che porti a soluzioni condivise e condivisibili.