La polizia sapeva, nel pomeriggio di sabato, che i no vax e i ragazzi di Forza Nuova volevano assaltare la Cgil. Addirittura sapeva che intendevano barricarsi dentro la sede del sindacato e chiedere una contropartita a Maurizio Landini, e cioè una specie di riconoscimento politico in cambio della restituzione della sede. La polizia lo sapeva perché l’intenzione di assaltare la Cgil era stata annunciata a voce altissima dal palco di piazza del Popolo proprio da uno dei dirigenti di Forza Nuova. Il quale aveva invitato i manifestanti a disporsi in corteo per l’assalto e aveva spiegato per filo e per segno perché assaltare la Cgil e come assaltare la Cgil. L’annuncio dal palco è delle quattro e mezza. L’assalto è avvenuto circa un’ora e mezza dopo.

Tutto questo è documentato da un video che è stato messo in onda l’altra sera da “Quarta Repubblica” su Rete 4. Voi potete pure pensare che io stia scrivendo delle esagerazioni, ma non è così. Il video è chiarissimo, inequivocabile, come si dice in questi casi. Ed è assolutamente da escludere che sabato pomeriggio in piazza del Popolo, a Roma, non ci fossero funzionari e dirigenti della polizia in grado di sentire, capire, e avvertire immediatamente i vertici della questura. Possibile che non sia stato avvertito il questore, che, per legge, è il capo delle forze dell’ordine che si muovono sulla piazza? Possibile che non sia stato avvertito il prefetto? E il ministro? Non stiamo parlando di un obiettivo secondario, che comunque avrebbe dovuto in ogni caso essere difeso: stiamo parlando della sede centrale del più grande sindacato d’Europa. Un mito della repubblica italiana. E prima ancora della vecchia Italia monarchica e prefascista. Era proprio dagli anni dell’avanzata fascista, giusto un secolo fa, che non avveniva un assalto di questo genere a una sede di così grande rilievo del sindacato.

Dove si è interrotta la catena dell’informazione? Bisogna rispondere in tempi brevissimi a questa domanda, e non deve essere difficile. Chi erano i funzionari della questura in piazza? Cosa hanno comunicato ai superiori? E subito dopo le tre domande chiave: sapeva il questore, sapeva il prefetto, sapeva il ministro? Se tutti e tre sapevano è abbastanza difficile non rimuoverli, perché l’errore è stato clamoroso. Errore tecnico, militare e politico. Senza scusanti. Siamo stati i primi, noi, a sostenere che non era affatto facile prevedere le mosse di una piazza nuova ed eterogenea come quella dei no vax. Miscuglio di gruppetti fascisti, gruppi un po’ più grossi di ultras delle curve degli stadi, e poi popolo no vax vero e proprio, del quale si sa molto poco. Questo può avere provocato disorientamento tra gli strateghi dell’ordine pubblico, e causato errori di valutazione. Che magari non si giustificano, ma un pochino, comunque, si giustificano. Affrontare una piazza è sempre impresa difficile, diventa difficilissima se è una piazza nuova della quale si sa poco o niente. Ma non capire che nel giro di un’ora o poco più sarebbe stata assaltata la Cgil, perché il capo di quella manifestazione lo aveva annunciato a lettere chiare, francamente, è qualcosa di più di un errore di valutazione. Difficile pensare che sia stato un errore intenzionale, come ora dicono alcuni esponenti della destra politica e giornalistica. È stata piuttosto, ed evidentemente, clamorosa inettitudine. Ma se è stata inettitudine occorre che gli inetti siano rimossi. Altrimenti l’opinione pubblica, giustamente, perde fiducia.

Guardiamo il susseguirsi degli avvenimenti: assalto di un centinaio di persone alla Cgil. Occupazione e devastazione della sede del sindacato. Immediata reazione politica unanime, robusta, indignata, giustamente antifascista. Richiesta di scioglimento di Forza Nuova, sul campo, ma senza istruttoria, senza processo. Convocazione di una manifestazione nazionale antifascista, e un po’ anche anti-destra, il giorno prima dei ballottaggi elettorali per la guida di diverse città, tra le quali Roma e Torino. Polemiche sulla convocazione di questa manifestazione che violerebbe la tregua e il silenzio elettorale tradizionali (anche se incomprensibili) del sabato prima del voto. Lasciamo stare le polemiche. Prendiamo atto solo del fatto che l’intera comunità politica e sindacale ha considerato un atto clamoroso e abnorme l’assalto alla Cgil. Al quale è giusto reagire subito e con misure eccezionali, come lo scioglimento di un gruppo politico (non avviene da mezzo secolo) e una grande manifestazione nel sabato elettorale. Benissimo, ma se, giustamente, si pensa che quello che è successo è enorme è giusto anche scoprire se ci sono i responsabili. La politica e la polizia non lo hanno scoperto. Però lo ha scoperto Nicola Porro e il suo atto di accusa è inoppugnabile. Sapevate, potevate evitare, non lo avete evitato. Come è possibile, mentre si chiede lo scioglimento di Forza nuova e si chiama il popolo in piazza a difendere la democrazia, non rimuovere ministro, prefetto e questore?

P.S. C’è un secondo problema, secondario, che riguarda l’informazione. Qui non si chiedono misure ma semplicemente una riflessione. Che dovrebbe coinvolgere tutta la nostra categoria. C’erano, in piazza del Popolo, i cronisti? (Noi del Riformista ci chiamiamo fuori da questa domanda, magari un po’ furbescamente, perché siamo un giornale molto piccolo, con un numero di dipendenti a una sola cifra, e la domenica la redazione è chiusa…). Immagino che ce ne fossero molti. Cosa facevano? Possibile che ci sia stata una sola cronista che ha sentito con le sue orecchie quella frase del signor Castellino e che l’ha riferita a Porro? Voi direte che sono un vecchio nostalgico barboso. Può darsi. Ho fatto per molti anni il cronista, e quando mi mandavano a una manifestazione, di solito, ascoltavo il comizio e cercavo di vedere come si comportava la piazza.

La stessa cosa facevano tutti i miei colleghi. Qualche volta sono andato alle manifestazioni del Msi da cronista dell’Unità, con lo scopo preciso di sentire se Almirante dicesse qualcosa di clamoroso. In genere, proprio a Piazza del Popolo. E se diceva qualcosa di clamoroso correvo nel vicino piazzale Flaminio dove c’era un chiosco bar e tabacchi con un telefono a gettone, e telefonavo immediatamente al giornale per avvertire. Non c’erano i cellulari, non c’erano le telecamere portatili, ma i cronisti sapevano cosa dovevano fare.

E oggi? Se non l’avesse scoperta Porro, questa cosa non l’avrebbe scoperta nessuno. Possibile che oggi i giornalisti siano capaci solo, eventualmente, di ottenere una velina dal magistrato e lavorare su quella? Notizie di prima mano, zero? Temo che ormai sia così. Magari è la ragione per la quale siamo in fondo in fondo alle classifiche sulla libertà di informazione. La libertà ci sarebbe pure, l’informazione no.

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Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.