Il 25 gennaio il premier macedone Dimitar Kovacevski, come previsto dagli accordi fra le forze politiche locali, si è dimesso insieme all’intero governo, avviando così la formazione di un nuovo esecutivo tecnico che porterà la Macedonia del Nord alle elezioni parlamentari dell’8 maggio prossimo (contemporaneamente all’eventuale ballottaggio delle presidenziali). Domenica 28 gennaio, il Parlamento voterà quindi un nuovo gabinetto per la transizione. L’attuale opposizione avrà due ministri su un totale di 20, con tre vice ministri.
Il principale partito di opposizione, di centro-destra VMRO-DPMNE, aveva fatto pressione per le elezioni anticipate, accusando il governo guidato dai socialdemocratici di centro-sinistra e dai loro partner di coalizione di corruzione, nepotismo e incompetenza. Il governo aveva ribadito che avrebbe concesso le elezioni a condizione che l’opposizione sostenesse un importante cambiamento costituzionale, attualmente in procedura parlamentare, al fine di includere la minoranza bulgara del paese nel preambolo nella lista dei popoli fondatori dello Stato.

L’ipotesi di formare un governo di transizione soltanto 100 giorni prima della data elettorale è stata stabilita nel 2015 come parte di un accordo tra i principali partiti politici sotto la mediazione dell’Unione europea per porre fine a una crisi politica all’epoca. Non si tratta quindi di un meccanismo politico istituzionale nuovo.
Talat Xhaferi, l’attuale presidente del parlamento, prenderà il ruolo di primo ministro ad interim, ma sarà allo stesso tempo il primo membro della minoranza albanese del paese a occupare questo posto. Interessante vedere come, quando ci saranno tre albanesi con la funzione di primo ministro nei loro paesi in contemporanea, e se tale dato potrà eventualmente rafforzare il rapporto tra Albania, Kosovo e Macedonia del Nord. Xhaferi è un membro del partito di coalizione del governo, l’Unione Democratica per l’Integrazione, DUI, nata dopo una lotta armata di un gruppo di albanesi contro le forze di sicurezza governative nel 2001. I mesi di combattimenti si sono conclusi con un accordo per concedere agli albanesi – che costituiscono almeno il 25% della popolazione – maggiori diritti e rappresentanza. L’accordo di Ocrida ha richiesto anni per essere messo a regime, e alcune tensioni etniche rimangono tuttora, ma il fatto che ora un albanese prenderà il posto di primo ministro è altamente simbolico di quanto il paese si sia modificato negli ultimi due decenni.

Sebbene il suo gabinetto includa membri dell’opposizione, il partito di destra VMRO-DPMNE si è opposto alla nomina di Xhaferi, non per la sua etnia, ma per il suo ruolo centrale nella coalizione di governo, che VMRO-DPMNE non avrà possibilità di sconfiggere nelle prossime elezioni. In termini di quello che accadrà dopo le elezioni, la nomina di Xhaferi, che sostituirà il primo ministro socialdemocratico Dimitar Kovacevski, potrebbe rendere il DUI più inclinato a rilanciare la sua alleanza di governo con i Socialdemocratici.

Che effetto avrà questo cambiamento sul paese? Che ripercussioni ci saranno?

La maggior ripercussione si realizzerà sicuramente per quanto riguarda la riforma costituzionale che l’Unione europea si aspetta dalla Macedonia del Nord. In particolare, si tratta di un emendamento alla Costituzione per aggiungere i bulgari come uno dei popoli fondatori dello Stato. Emendamento problematico considerate le implicazioni che esso comporta. Un passo così delicato, che richiede una maggioranza di due terzi dei deputati, attenderà quasi certamente la formazione di un nuovo governo, il che significa che non avverrà prima della seconda metà del 2024. Inoltre, Xhaferi non riuscirà quasi certamente a raccogliere gli 80 voti di cui ha bisogno nel parlamento di 120 seggi per approvare il cambiamento costituzionale voluto dalla Bulgaria a causa della difficoltà a costruire alleanze con le altre forze del Parlamento. E ciò sebbene sia stata esattamente questa la promessa che ha permesso di indire nuove elezioni.
Insomma, la situazione in Macedonia del Nord va osservata per bene; queste elezioni porteranno nuovi equilibri e, di conseguenza, nuove sfide da affrontare. L’Unione europea è nei paraggi, in attesa, sebbene ormai sarebbe il momento di far avanzare il processo di integrazione EU per la Macedonia del Nord. Dopo il cambio del nome e i sacrifici intrapresi, la Macedonia del Nord dovrebbe poter procedere speditamente per diventare membro dell’Unione europea, con la sua diversità interna che rappresenta una ricchezza.

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Nata a Trento, laureata in Scienze Politiche all’Universitá di Innsbruck, ho due master in Studi Europei (Freie Universität Berlin e College of Europe Natolin) con una specializzazione in Storia europea e una tesi di laurea sui crimini di guerra ed elaborazione del passato in Germania e in Bosnia ed Erzegovina. Sono appassionata dei Balcani e della Bosnia ed Erzegovina in particolare, dove ho vissuto sei mesi e anche imparato il bosniaco.