Il rinvio
Legge spazzacorrotti, la Consulta rinvia la sentenza

La Corte Costituzionale ieri ha esaminato i ricorsi di tre Procure che chiedevano chiarimenti sulla costituzionalità della cosiddetta legge Spazzacorrotti e in particolare sull’equiparazione dei reati di corruzione ai reati di mafia. Però ha rinviato la decisione perché ha osservato che i tre ricorsi si riferivano a situazioni nelle quali il problema era la retroattività della legge. E avendo la Corte nelle settimane scorse escluso la retroattività, i ricorsi delle tre Procure decadono. Il problema si riproporrà la prima volta che si tratterà di dover emettere una sentenza su un fatto avvenuto dopo l’entrata in vigore della spazzacorrotti.
Proprio ieri sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte che ha dichiarato illegittima la legge “Spazzacorrotti” nella parte che estende retroattivamente il divieto di misure alternative al carcere per i reati contro la Pa. In sintesi, se al momento del reato è prevista una pena che può essere scontata “fuori” dal carcere ma una legge successiva la trasforma in una pena da eseguire “dentro” il carcere, quella legge non può avere effetto retroattivo. Il tema riguardava l’estensione alla maggior parte dei reati contro la Pa delle preclusioni alle misure alternative alla detenzione, previste dall’articolo 4 bis dell’Ordinamento penitenziario per i reati di criminalità organizzata. Secondo la dottrina, le pene devono essere eseguite in base alla legge in vigore al momento dell’esecuzione della pena, e non a quella in vigore al momento del fatto.
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