Vi va di fare un gioco enigmistico? Bene, trovate gli intrusi. Cenere di pelle di topo bruciata, lingua di rospo, zampa di serpe, letame bovino in corno di vacca, occhio di talpa, quarzo macinato… Riusciti? Gli intrusi sono: la lingua di rospo, la zampa di serpe e l’occhio di talpa, ovvero gli ingredienti della pozione magica con cui la strega di Biancaneve avvelena la mela (cit. Fiabe Sonore dei Fratelli Fabbri). Tutti gli altri sono invece i legittimi ingredienti dell’agricoltura “biodinamica”, un protocollo escogitato da un altro stregone che si chiamava Rudolf Steiner, per garantire derrate alimentari sovrabbondanti e salubri.

Ora un altro quesito. Secondo voi, il mese scorso il Senato della Repubblica ha approvato una legge che garantisce e certifica le corrette modalità di preparazione delle mele avvelenate, o il protocollo per la produzione biodinamica? Risposta? La seconda. Infatti il Parlamento non approverebbe mai una legge che comportasse uno stato letargico irreversibile nella popolazione (a meno di interventi di Principi Azzurri). I prodotti agricoli biodinamici, invece, per quanto fondati su principi esoterici e pratiche taumaturgiche, sono salutari. Sarei ingenuo a meravigliarmi che nel 21° secolo ci siano ancora rigurgiti di pensiero magico e scorie di Medioevo. La Storia non segue un percorso evolutivo lineare e Giambattista Vico ci ammonisce che spesso ripassa in punti da cui sembrava essersi allontanata definitivamente.

Tuttavia, pur concedendo tutte le attenuanti, uno sproposito del genere è davvero inconcepibile. La senatrice Cattaneo, unica voce che si sia alzata a censurare una tale condotta, ha poi riferito che molti colleghi le hanno confidato di non essere a conoscenza di cosa fosse l’agricoltura biodinamica e di aver votato il pacchetto nella sua interezza, per il contenuto -sotto altri aspetti- condivisibile. Come faccio qualche volta, vorrei prendere spunto da questa vicenda non per muovere una critica illuminista e razionale ai principi ispiratori della biodinamica, ma per fare una riflessione sull’insegnamento che se ne può trarre. Infierire sui biodinamici, sarebbe peggio che prendersela con i terrapiattisti. I terrapiattisti almeno cercano di fornire prove per le loro tesi stravaganti. I biodinamici invece si affidano alla credenza arbitraria di poter intercettare e convogliare nel terreno le “forze cosmiche”, di catturare le “energie vitali” asservendole ai propri scopi. Cantava Renato Rascel, riguardo alla Fontana di Trevi che “se ce butti n’ sordino, costringi er destino a fatte tornà”. Se non fosse che Renatino premetteva che era una leggenda romana, il livello sarebbe più o meno lo stesso. E allora quali sono le riflessioni?

Primo, l’utilità della presenza di senatori/senatrici a vita. Istituto spesso contestato, giudicato a volte un anacronistico mandato vitalizio, come quello del Papa e della Regina d’Inghilterra, che in questa vicenda mostra invece l’importanza e la dignità del ruolo. Come recita l’articolo 59 della Costituzione Repubblicana, l’incarico è riservato a cittadini italiani che abbiano «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario». Uno scienziato in Senato non è fuori posto. Può ricondurre alla ragionevolezza quanti per distrazione o superficialità non si siano resi conto del significato del testo che stanno votando. La scienza è il setaccio per discriminare il grano della conoscenza dalla gramigna della superstizione, ma è anche lo spartiacque che separa la sacrosanta dialettica tra le opinioni, dalla insindacabilità del dato di fatto.

Secondo. D’accordo, un senatore e una senatrice che svolgano diligentemente il loro lavoro sono oppressi da innumerevoli compiti e impegni. Di conseguenza, qualche cavillo introdotto con destrezza in un pacchetto di provvedimenti sottoposti a votazione può comprensibilmente sfuggirgli. Ma le commissioni parlamentari non dovrebbero vigilare perché una cosa del genere non si verifichi? E, più controversa (o improponibile) è la questione, maggiore non dovrebbe essere la cautela? Scrive l’Accademia dei Lincei: «Biologico e biodinamico possono sembrare termini simili -e in generale tutto ciò che ha il prefisso “bio” è oggi percepito come “naturale” e quindi sano e salutare- ma l’agricoltura biodinamica è qualcosa di assai diverso, talmente diverso che il nostro Senato dovrebbe riconoscere come grave errore l’avere attribuito alla biodinamica uno status tale da poter essere addirittura sostenuta e incentivata a spese dei contribuenti». Sarebbe bastato consultare uno dei suoi membri (o un docente universitario, o un ricercatore di un ente pubblico) esperto di agricoltura o di biologia, per non incorrere in un errore madornale. Non sarebbe il caso che il governo intervenisse? Prego qualche esperto di Diritto costituzionale di voler soccorrere un povero fisico…

Terzo. La solidità del sistema bicamerale. I tempi di approvazione delle leggi, spesso molto lunghi, periodicamente inducono qualcuno a chiedere la modifica dell’attuale assetto parlamentare. Un sistema, si dice, ridondante, con due assemblee adibite al medesimo compito. È vero, al medesimo compito. Qui però non si tratta di un compito qualunque, qui si legifera per conto e mandato del Popolo. E quando c’è il rischio di errori con gravi ripercussioni, i sistemi di controllo devono necessariamente essere ridondanti. Un pilota di macchine da corsa deve avere sia il casco, che la cintura, che l’airbag, e tutti in perfetta efficienza.

Confido che la Camera dei Deputati, alla luce di quanto emerso, rimedierà a questo sproposito. Ma in assenza della seconda Camera, come si sarebbe potuto rimediare? Recitando il mea culpa collettivo nell’aula? O forse invocando l’intervento della Consulta? D’altronde in qualche anfratto della Costituzione, deve pur esserci una norma che ripudia l’Abracadabra, così come fa con la guerra, no? O, magari, introducendo il diritto di recesso entro 30 giorni: se non si è soddisfatti della legge che si è appena votata si cambia, così come si fa col golfino di cachemire che ci si pente di aver comprato. Mi affido di nuovo allo stesso esperto di Diritto. Perdonatemi, so di non essere all’altezza. Ma, in questa faccenda… non sono il solo che dovrebbe confessarlo!