L’ultima volta a scagliarsi contro Francesca Albanese, attuale relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori occupati, in carica dal 2022, furono 18 membri del Congresso degli Stati Uniti – sia repubblicani che democratici – per i quali la giurista si era caratterizzata per i suoi pregiudizi verso Israele. Del resto, Albanese non gode delle simpatie del governo di Gerusalemme, e le sue posizioni assunte dopo i fatti del 7 ottobre e dopo la guerra a Gaza tra Israele e i terroristi di Hamas non hanno fatto altro che acuire lo scontro. Questa volta però a chiederne la rimozione dall’attuale incarico – da quanto si apprende – è l’Olanda, che per bocca del ministro degli Esteri Caspar Veldkamp ha sottolineato come il “Gabinetto non sostiene una possibile riconferma di Albanese come relatrice Onu”. A suo giudizio, diverse dichiarazioni della relatrice Onu sui social media “sono in contrasto con il codice di condotta”.

Lo scenario

Anche in Italia negli scorsi mesi si erano mosse voci critiche per le uscite non propriamente imparziali di Albanese: ad esempio il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata ne chiese la rimozione dall’incarico per alcuni commenti sul 7 ottobre. La relatrice ha assunto una posizione sempre più rigida nel corso del conflitto, utilizzando spesso l’espressione “genocidio” in relazione ai fatti di Gaza. E parlava apertamente di “pulizia etnica” in vista dell’operazione di terra a Gaza. Quella Gaza che dal 2007 è stata governata dai tagliagole di Hamas che hanno costantemente bersagliato le città israeliane. Per i sostenitori – che non mancano – di Albanese, gli attacchi ricevuti sono stati condotti dalla galassia conservatrice oppure orchestrati da quelle che loro definiscono lobby ebraiche. Di certo – al di là delle critiche del governo olandese, che per primo (eccetto Israele) si è esposto nel valutare negativamente l’operato di Albanese – è chiaro un elemento: ad oggi, la posizione dell’Onu lascia poche speranze a una valutazione oggettiva delle preoccupazioni sulla non terzietà di chi – per la natura del suo incarico – dovrebbe incarnarne la quintessenza.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi, amo la politica e mi piace raccontarla. Conservatore per vocazione. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito John Wayne.