"Vivo con il lavoro di mio marito"
Madonna di Trevignano, la veggente si difende: “Mi sento una martire, mai chiesto un euro”

Gisella Cardia aveva raccontato delle apparizioni della Madonna, di moltiplicazioni di gnocchi e pizza, delle stimmate durante la Quaresima, dei messaggi che la Madonna le lasciava in quelle occasioni puntuali e sempre più partecipate. E oggi, la veggente di Trevignano Romano, piccolo comune nel Lazio, dice di sentirsi una martire per il caso scoppiato intorno al culto che è cresciuto sempre di più negli ultimi anni sulla collina affacciata sul lago di Bracciano dove ogni 3 del mese alle 15:00 la folla si radunava per le presunte apparizioni.
“Io vivo con il lavoro di mio marito – ha dichiarato la donna al telefono alla trasmissione televisiva Pomeriggio Cinque – non abbiamo case, non abbiamo ristoranti, non abbiamo nulla. Noi abbiamo solo la fede. In questo momento mi sento una martire. Non ci siamo arricchiti perché non abbiamo mai chiesto un euro”. Con il marito la donna – all’anagrafe Maria Giuseppa Scarpulla – si era trasferita dalla Sicilia, quando una statua in ceramica della Madonna che aveva comprato in un viaggio a Medjugorje avrebbe cominciato a lacrimare sangue. Le apparizioni sono andate avanti dal 2016, i due hanno fondato una Onlus. Il caso è esploso dopo gli esposti di un investigatore privato. La Procura di Civitavecchia sta indagando sul caso. Un’indagine è stata aperta anche dalla diocesi di Civita Castellana.
“Se volete fare qualcosa per noi, fate una preghiera”, ha detto che diceva così Cardia. Ha negato in ogni modo di aver chiesto dei soldi. Un uomo ha raccontato a La Repubblica di Roma di aver donato 123mila euro alla onlus. Di spontanea volontà, ha ammesso, nessuno glieli aveva chiesti: credeva nelle apparizioni e nei messaggi della Madonna. “Ho dato in tutto 123mila euro tutto con bonifici per fare degli acquisti: le panche, la recinzione, una macchina e tante altre cose. Di questi, 30 mila euro li ho dati al marito per sostenere le spese della logistica. Quando ho scoperto che qualcosa non andava mi sono allontanato”, aveva raccontato Lugi Avella, 70 anni, ex funzionario del ministero dell’Economia al quotidiano romano.
Lo stesso aveva detto di essersi allontanato dalla coppia quando è stato nominato direttore dei lavori per la recinzione del terreno delle apparizioni in via di Campo delle Rose, sulla collina, dopo che si sarebbe accorto che l’autorizzazione non era a suo dire in regola. Proprio ieri il comune di Trevignano ha ordinato la demolizione del cosiddetto santuario della Madonna. Una delle versioni riportate dagli esposti è inoltre che il sangue che lacrimava dalla statua sia sangue di maiale. “Se avessi messo il sangue di maiale o mio, sarei stata così stupida da portarla al vescovo per farla analizzare, dandola deliberatamente senza che nessuno me lo avesse chiesto?”. La procura sul caso valuta la truffa e l’abuso di credulità popolare.
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