Almeno cento arresti tra cui: avvocati, giornalisti, tre attori teatrali, un politico, dirigenti di ong. A tre settimane dalle elezioni presidenziali e parlamentari che potrebbero rappresentare uno snodo cruciale nella storia della Turchia, scatta la maxi retata anti terrorismo che la polizia ha definito all’Afp un’operazione contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il Pkk.

La situazione in Turchia è tesissima. Si vota il 14 maggio, nell’anno del centenario della fondazione della Repubblica Turca. La tornata è definita cruciale, il voto è tra il Presidente Recep Tayyip Erdogan del Partito Giustizia e Sviluppo (AKP), da vent’anni al potere, e la coalizione dei partiti di opposizione Alleanza per la Nazione guidata da Kemal Kiliçdaroglu che riunisce tra gli altri i secolaristi del Chp e i nazionalisti di Meral Aksener. Proprio i voti del Partito filocurdo Hdp potrebbero essere l’ago della bilancia: è il terzo partito in Parlamento, potrebbe valere circa il 10%.

Il Pkk è considerato un partito terrorista, anche da Stati Uniti e Unione Europea, è fuorilegge nel Paese. La questione curda è rientrata anche nelle trattative per l’ingresso nella NATO dei Paesi scandinavi scattate dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Una condizione non negoziabile per Ankara. “Alla vigilia delle elezioni, per paura di perdere il potere, sono ricorsi nuovamente alle operazioni di detenzione”, ha scritto su Twitter il parlamentare del Partito democratico popolare (HDP) Tayip Temel. L’Hdp rischia di essere sciolto dalla Corte Costituzionale per le accuse di legami con il Pkk. La tensione dura da decenni, una sorta di guerra civile a bassa intensità con picchi più o men frequenti. Circa 40mila persone sono morte uccise nel conflitto.

La maxi operazione è stata condotta in 21 province, tra cui quella di Diyarbakir, a maggioranza curda, nel sud-est del Paese. Ed è ancora in corso. La tv di Stato turca Trt ha riportato che le persone messe in custodia sono accusate di avere finanziato il Pkk o di avere collaborato con il gruppo curdo armato, che da 40 anni combatte con l’esercito turco. La retata si è concentrata soprattutto nelle aree del sud-est a maggioranza curda ma gli arresti sono stati eseguiti anche nelle province di Istanbul, Ankara, Smirne e Bursa.

L’Ordine degli avvocati di Diyarbakir ha fatto sapere che “il numero totale di arresti potrebbe raggiungere i 150″, tra cui almeno “venti avvocati, cinque giornalisti, tre attori teatrali e un politico”. L’associazione no profit a favore della libertà di espressione Mlsa ha denunciato che per 24 ore gli avvocati non avranno accesso ai dossier dell’inchiesta che ha portato all’arresto dei loro clienti. Colpito il mondo dell’informazione: Abdurrahman Gök, direttore della Mesopotamia News Agency (MA), Osman Akın, caporedattore del quotidiano Yeni Yaşam, Kadri Esen, Mehmet Yalçın e Mikail Barut proprietari del giornale Xwebûn, i giornalisti Ahmet Kanbal e Beritan Canözer. “È un chiaro abuso di potere e una tattica intimidatoria prima del voto”, la denuncia di Emma Sinclair-Webb, direttrice di Human Rights Watch per l’Europa e l’Asia centrale.

Le elezioni vengono considerate una sorta di referendum sull’attività di Erdogan al governo. Il suo consenso è sceso sotto il 50% negli ultimi due anni. Erdogan nel 2018 era riuscito nel suo progetto di far passare la Turchia da parlamentarismo a super-presidenzialismo. Ondate di arresti travolsero la politica e la società dopo il cosiddetto “fallito golpe” del 15 luglio 2016, quando l’obiettivo fu soprattutto la rete dell’organizzazione Feto, del politologo Fetullah Gulen. Il Paese ha vissuto una crisi economica profonda nel 2022, il tasso medio di inflazione è del 72,3% contro il 19,6% del 2021. Dopo mesi di impennata solo a dicembre si è registrato un calo dei prezzi al consumo, con un tasso del 64,3%, dovuto principalmente alla riduzione dei prezzi del petrolio. Il terremoto che a inizio anno ha devastato dieci province dell’Anatolia meridionale, al confine con la Siria, ha provocato la più grande crisi umanitaria che si ricordi in Turchia e rimesso al centro il tema degli abusi edilizi.

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Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.