A pochi giorni dall’inizio del Festival di Venezia, già tanti film e notizie si rincorrono in una maratona cinematografica a perdifiato che troverà la sua fine solo il 9 settembre. Proviamo a fare un po’ di ordine.

Iniziamo dalla serata di apertura, in cui è stato scelto “Comandante” un film italiano in concorso, diretto da Edoardo De Angelis e interpretato da Pierfrancesco Favino. Si tratta della storia del Comandante Salvatore Todaro che durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo aver affondato il piroscafo belga Kabalo, si prodigò per salvare i 26 marinai superstiti. Uomo dunque, prima che militare, ha scelto di seguire la legge del mare piuttosto che la legge della guerra, mettendo a rischio il proprio equipaggio pur di salvare i naufraghi nemici dalle onde dell’oceano.

Altro evento centrale nella prima giornata è stato il Leone d’Oro alla Carriera a Liliana Cavani, che è al festival fuori concorso con “L’Ordine del Tempo”. La regista, 90 anni compiuti quest’anno, è stata accolta in sala da una calorosa standing ovation e ha testimoniato ancora una volta il suo impegno per la parità dei sessi: “Sono la prima persona donna a ricevere il Leone d’oro alla carriera come regista. Dobbiamo dare la possibilità alle donne di essere viste!”. E il suo ultimo film, tratto dal libro di Carlo Rovelli, sembra andare proprio in questa direzione. “L’Ordine del Tempo” è un affresco sui nostri tempi incerti, in cui un gruppo di amici si ritrova a Sabaudia nell’attesa di una meteora che minaccia la fine del mondo. Da questo incontro nascono intrecci, messe in discussione, amori e situazioni quietamente spalmate nel tempo, senza eccessivi pathos. Si sono poi alternati sugli schermi del festival El Conde” del regista cileno Pablo Larrain, un horror-politico in cui il dittatore Pinochet è Dracula; il biopic “Ferrari” di Michael Mann, con Adam Driver e Patrick Dempsey (che hanno infuocato il red carpet), e infine il ritorno di Luc Besson con “Dogman”, storia di bambino che trova la sua salvezza grazie all’aiuto dei suoi adorati cani.

Ieri è stato poi la giornata di Saverio Costanzo, con “Finalmente l’alba” film sul mondo del cinema romano anni Cinquanta, con il delitto Montesi sullo sfondo. “Poor Things” film del regista greco Yorgos Lanthimos con Willem Dafoe, un brillante scienziato che riporta in vita una giovane donna, interpretata da Emma Stone. E poi “Felicità” il debutto di Micaela Ramazzotti alla regia, con il racconto di una famiglia disfunzionale.

Ultimo ma non per importanza, l’arrivo al Lido di Wes Anderson, premiato ieri col Cartier Glory to the Filmmaker. Il regista è ospite del festival con un mediometraggio, il primo di una serie di episodi da 40 minuti, tratto dalla novella di Roald Dahl “The Wonderful Story of Henry Sugar”. L’ultima opera del visionario regista parla di un uomo molto ricco che, dopo aver scoperto un guru capace di vedere senza usare gli occhi, prova a sfruttare questa tecnica per barare al gioco d’azzardo e vincere. Nel cast si alternano Benedict Cumberbatch e Ralph Fiennes, assenti però dal Festival nel rispetto dello sciopero indetto da autori e attori Sag-Aftra a Hollywood. Durante la premiazione Wes Anderson ha ribadito la sua contrarietà a quello che potremmo definire “revisionismo artistico”, cioè chi in Inghilterra vorrebbe riscrivere le storie di Dahl poiché ritenute politicamente scorrette: “Non capisco perché qualcuno dovrebbe modificare il libro di un autore che peraltro non c’è più”.

“The Wonderful Story of Henry Sugar”, opera a metà tra cinema e teatro, sarà in sala il 20 settembre e dopo una settimana verrà distribuito mondialmente sulla piattaforma Netflix. Il regista americano sarà inoltre al cinema con il suo ultimo attesissimo film “Asteroid City” che arriverà nelle sale italiane già dal 14 settembre 2023. Noi spettatori più affezionati lo aspettiamo frementi, nella speranza che almeno lui possa tornare a farci sognare, ne abbiamo – tutti – davvero tanto bisogno.

Maddalena Messeri

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