Total, il gigante energetico francese, ha annunciato che potrebbe riprendere a lavorare a Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del Mozambico. L’amministratore delegato del gruppo ha dichiarato che la situazione securitaria è migliorata ed entro la fine dell’anno potrebbero ripartire i lavori di estrazione di gas liquefatto. Cabo Delgado è sconvolta da anni dalla guerriglia di un gruppo jihadista affiliato allo Stato Islamico che ha gettato la regione del caos. Il colosso francese aveva sospeso l’estrazione del gas nel 2021 vista l’estrema insicurezza per tutti i suoi lavoratori ed i continui attacchi degli islamisti. Negli anni scorsi questo gruppo, chiamato localmente al-Shaabab cioè la gioventù, ma non collegato al gruppo con il medesimo nome in Somalia, è arrivato a conquistare le principali città di questa provincia settentrionale.

Palma e Mocimboa da Praia sono così finite in mano ai terroristi islamici che hanno ucciso decine di persone. L’esercito mozambicano ha faticosamente ripreso il controllo della situazione, ma negli anni ha dovuto ingaggiare prima i miliziani del Wagner Group e poi i mercenari sudafricani del Dick Advisor Group. I russi sono stati sonoramente sconfitti in Mozambico e hanno dovuto abbandonare il paese dopo un copioso numero di perdite sul campo. Poco meglio hanno fatto i sudafricani che non sono riusciti a respingere gli islamisti, garantendo il controllo della regione. I francesi della Total allora, per difendere il loro enorme investimento che potrebbe fruttare fino a 40 miliardi di dollari, hanno concordato con il presidente Paul Kagame l’arrivo di un battaglione di truppe scelte ruandesi. I mille uomini inviati da Kigali hanno respinto con forza gli attacchi dei jihadisti liberando tutta la fascia costiera della provincia di Cabo Delgado. Contemporaneamente la Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe guidata dal Sud Africa ha inviato in Mozambico una forza di interposizione con un contingente militare che potesse garantire la pace alla popolazione locale.

Dal 2017 ad oggi quasi 5000 persone hanno perso la vita per gli attacchi dei fondamentalisti islamici e 850mila sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Dall’estate il lavoro congiunto della forze ruandesi e del contingente dell’Africa Australe hanno permesso ad alcune centinaia di migliaia di mozambicani di tornare ai propri villaggi, ma in realtà il pericolo jihadista resta presente soprattutto nelle zone più interne di questa impervia provincia. L’annuncio di Total arriva dopo un lungo periodo di inattività e potrebbe aprire una nuova fase economica per il paese africano. Cabo Delgado è la provincia più lontana dalla capitale e l’unica a maggioranza musulmana. Questa zona è stata abbandonata dal governo centrale che non ha mai investito qui lasciando la popolazione in uno stato di estrema povertà, una delle cause del successo del gruppo islamista in questa area. Per il Mozambico si apre una grande possibilità di crescita economica che coinvolge anche l’italiana Eni che ha una partecipazione importante nel progetto di estrazione del gas mozambicano e che è l’unica che no ha mai smesso di lavorare perché le suo concessioni sono off-shore, cioè in mare aperto al largo delle coste mozambicane.

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi