L'analisi
Non è un Comune per giovani: pochissimi gli under 30 che lavorano nella pubblica amministrazione

“Non è un Paese per vecchi” recitava un film, ed è così ancora oggi. Ma non è neanche un Paese per giovani. Soprattutto non c’è spazio per loro all’interno della Pubblica Amministrazione. Secondo l’ultimo report pubblicato da Openpolis gli under 30 che lavorano nella P.A. non superano il 5%, negli enti locali la fascia con più assunti è quella compresa tra i 50 e i 59 anni, sia per gli uomini che per le donne. Si parla nel complesso del 44,92% dei lavoratori negli enti locali. I giovani sotto i 30 anni sono invece la fascia demografica meno presente, componendo l’1,29% del personale. Una percentuale bassissima. Come se la cava il Comune di Napoli? È “vecchio” anche con lui con solo il 3,9% di lavoratori under 35.
Infondo alla classifica Messina che non raggiunge neanche l’1%, mentre il Comune più virtuoso in quanto a organico giovane è Bari con il 7,9% di impiegati giovani. Il dato rappresenta la percentuale di giovani tra il personale del comune. Si considerano assunzioni a tempo indeterminato (compresi i dirigenti) e anche alcune particolari figure professionali che hanno rapporti di lavoro non a tempo indeterminato, come i supplenti della scuola e degli istituti di alta formazione artistica e musicale, che non rientrano nelle categorie contrattuali del pubblico impiego (ad esempio, direttori generali e contrattisti). I dati sono aggiornati al 2019. Parliamo comunque di percentuali bassissime che si traducono in una macchina amministrativa che spesso non funziona bene e non perché non serva l’esperienza ma perché spesso manca il personale con competenze aggiornate ed è un cane che si morde la coda se pensiamo alla disoccupazione giovanile che dilaga nel nostro Paese. L’entrata dei giovani nel mercato del lavoro è una delle condizioni ineludibili per la crescita sociale ed economica di un paese.
Anche per questo motivo il Pnrr individua in questa fascia d’età una delle priorità trasversali del piano. Le nuove competenze delle persone più giovani possono contribuire al rinnovamento del sistema economico, anche rispetto alle sfide delle nuove tecnologie e della digitalizzazione. Questo vale anche per la pubblica amministrazione, un settore in cui attualmente la presenza giovanile risulta essere ridotta. l tema del rinnovamento della pubblica amministrazione è stato trattato in numerose sedi. Ad esempio, in tempi recenti, l’ex ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta si è espresso sulla necessità di integrare lavoratori giovani e qualificati per affrontare la fase di ripresa post-pandemica. Da sottolineare che analizzando il dato delle città con più di 200mila abitanti, nessuna raggiunge il 10% di giovani assunti all’interno dei comuni.
La città in cui incidono di più è Bari (7,9%) seguita da Firenze (7%), Milano (5,9%) e Genova (5,8%). In fondo si trovano Roma (2,4%), Torino (1,7%) e Messina (0,1%). A Palermo e a Catania non risultano giovani assunti. Complessivamente sono 31 i comuni in cui la totalità del personale non supera i 35 anni di età. Sono in tutto 80 quelli in cui invece questa fascia demografica rappresenta la metà dei lavoratori nell’amministrazione. Ora, come per tutti gli altri Comuni anche per Palazzo San Giacomo i dati fanno riferimento al 2019. L’amministrazione è cambiata e Gaetano Manfredi è diventato il primo cittadino di Napoli, va detto che c’è stato di recente un “concorsone” per entrare a far parte dell’organico del Comune di Napoli. Si attendono, quindi, i dati per sapere come sono composti gli uffici di Palazzo San Giacomo e quanti giovani ci saranno a lavorarci. Non è un Paese per giovani, ma può diventarlo. Anzi, deve diventarlo.
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