Giustizia
Passerella di Bonafede a Poggioreale, ma il ministro dimentica i drammi dei detenuti

Il ministro Alfonso Bonafede ieri mattina ha fatto una visita a Poggioreale. «Insieme al vice capo del Dap Roberto Tartaglia ho visitato il carcere di Napoli Giuseppe Salvia nella consapevolezza che quest’istituto rappresenta una delle realtà più complesse e difficili dell’intero sistema penitenziario italiano», ha poi scritto il guardasigilli su Facebook. «Ci tenevo a portare personalmente la mia vicinanza a tutti coloro che lavorano e vivono nell’istituto», ha aggiunto spiegando le ragioni della sua visita. «Sarebbe stato bello se il ministro avesse incontrato anche gli educatori, i volontari, coloro che accompagnano i detenuti nel loro percorso in carcere», la replica di don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale.
Sarebbe stato anche utile che il ministro avesse visitato tutti i padiglioni della casa circondariale, sia quelli dove i lavori di ristrutturazione sono stati fatti sia quelli dove l’umidità lascia i segni sulle pareti e si sta in dieci in una cella. «Avrebbe avuto la giusta visione», spiega don Franco che al ministro ha posto il problema del sovraffollamento. «Gli ho spiegato che serve svuotare Poggioreale di almeno mille unità. Lui mi ha guardato perplesso – racconta – Gli ho chiesto di valutare seriamente l’idea delle case di accoglienza per detenuti adulti: costerebbero meno allo Stato e garantirebbero migliori risultati in termini di sicurezza per la società.Ma queste sono decisioni per persone coraggiose», conclude don Franco. Anche il garante regionale Samuele Ciambriello, incontrando il ministro, ha posto l’attenzione sulla necessità di interventi per rendere il carcere più umano: «Ho chiesto anche perché non vengono utilizzati i 12 milioni di euro per la riqualificazione dei padiglioni fatiscenti di Poggioreale».
Bonafade ha ascoltato ma non si è sbilanciato, ha avuto parole di ringraziamento per gli sforzi di amministrazione e personale penitenziario nella gestione dell’emergenza pandemica (nel carcere cittadino i contagi sono scesi a uno tra i detenuti e quattro tra il personale), ma non ha speso una parola sui detenuti che vivono nelle celle affollate, non ha fatto alcun riferimento alla campagna vaccinale nelle carceri su cui tanto si stanno mobilitando garanti e penalisti napoletani né cenni alle lungaggini burocratiche e giudiziarie che trattengono in carcere anche chi avrebbe diritto a misure alternative alla detenzione. Eppure basterebbe osservarlo meglio il mondo del carcere per rendersi conto, sì degli sforzi di molte amministrazioni penitenziarie, di garanti, volontari, docenti del polo universitario penitenziario della Federico II, ma anche per notare le criticità e i drammi che si vivono dietro le sbarre.
L’anno sta per chiudersi ed è tempo di bilanci. Il 2020 è stato un annus horribilis per la popolazione carceraria campana, non solo a causa del Covid. Il numero dei bambini in tenera età, che per stare con le proprie madri sono costretti a vivere in carcere, aumenta di mese in mese: secondo l’ultimo aggiornamento ministeriale del 30 novembre scorso, si contano 7 bambini nell’Icam di Lauro, 2 nel carcere di Pozzuoli, 3 nel carcere di Salerno. Quanto ai suicidi in cella e agli atti di autolesionismo, in Campania quest’anno si sono registrati 9 suicidi, circa 170 casi di autolesionismo e 80 tentativi di suicidio evitati dall’intervento della polizia penitenziaria. Ed è in aumento il numero dei detenuti con disturbi mentali. Il 2020, inoltre, è stato l’anno della pandemia e delle tensioni che ne sono scaturite, dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere su cui la Procura sta indagando, l’anno del lockdown, delle attività trattamentali interrotte a causa del Covid e dei detenuti costretti a trascorrere le giornate quasi interamente in cella. È stato l’anno dei processi rinviati, delle istanze inoltrate ai Tribunali di Sorveglianza e dei Tribunali di Sorveglianza che non ce la fanno a rispondere in tempi ragionevoli perché, come nel caso di Napoli, lavorano con il 42% del personale amministrativo in meno rispetto a quello che sarebbe necessario. Ma tutto questo il ministro Bonafede lo sa?
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