Fornero scrive a Landini: "Passo indietro è scelta di declino"
Pensioni, scontro tra sindacati e governo: prorogate Ape social e Opzione Donna

E’ rottura tra sindacati e governo. L’incontro che si è tenuto ieri sera tra i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri e il premier Mario Draghi ha confermato le distanze tra le parti sul tema della pensioni. I sindacati perdono una battaglia determinante e si preparano alla mobilitazione generale.
Draghi lascia il tavolo
Dopo due ore di confronto con i confederali, il premier Draghi lascia la Sala Verde al terzo piano di Palazzo Chigi per “un impegno improrogabile”, commentando che “si concede un’altra accoglienza” alle piccole concessioni fatte dal governo.
L’ex capo della Bce ritiene eccessive le richieste avanzate dai sindacati. Ma soprattutto spedisce al mittente la proposta di una modifica del “regime ordinario” pensionistico. Per il governo i soldi della manovra, già indicati a Bruxelles con il Dpb, non possono cambiare.
Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, dopo l’uscita di Draghi, prova a fare il mediatore in una riunione in cui i toni si fanno via via più accesi. Brunetta, spiega, porterà al premier la valutazione di alcuni aspetti concreti, non escludendo neanche nuovi incontri.
Ma resta il fatto che la richiesta fatta dal leader della Cgil Landini non ha ricevuto le attenzioni sperate. Si torna quindi, gradualmente, alla legge Fornero.
La posta di bilancio rimane immutata: 611 milioni per il 2022 che calano nel 2023 e 2024 per un totale triennale di 1,5 miliardi. Dal primo gennaio 2021 i pensionandi e lavoratori ritornano nel regime pensionistico previsto dall’allora ministro del Lavoro durante il governo Monte: età pensionabile a 67 anni per uomini e donne, nessuna flessibilità in uscita e niente “pensione di garanzia”.
Proroga Ape social e Opzione donna
Durante l’incontro è stata confermata la proroga di un anno per l’Ape social, che prevede l’anticipo pensionistico dai 62 anni – con paletti che prevedono 36 anni di contributi e sette anni di lavoro notturno o usurante negli ultimi dieci – esteso anche a nuove categorie di lavori gravosi.
Semaforo verde anche per la conferma di 365 giorni per Opzione donna, lo strumento che nel 2020 ha mandato in pensione solo 14 mila lavoratrici che hanno subito un taglio dell’assegno del 30 per cento a causa del ricalcolo totalmente contributivo.
Isolate Cgil, Cisl e Uil
Al termine di tre ore di colloqui i sindacati hanno giudicato le proposte dell’esecutivo “largamente insufficienti“,”non una riforma degna di questo nome“.
Il dialogo potrebbe continuare nella giornata di oggi durante il G20 dei sindacati. L’ultimo colpo arriva da Landini. “Non è accettabile che il lavoro creato sia precario. Siamo in presenza di contratti a termine di qualche mese, di lavoro somministrato. Non è più accettabile che la crescita continui a produrre lavoro precario. E salari dignitosi e un lavoro non precario ma stabile sono la condizione per determinare anche un sistema pensionistico che stia in piedi”.
Fornero scrive a Landini
L’ex ministro del Lavoro durante il governo Monte, Elsa Fornero, sulla Stampa scrive una lettera aperta a Maurizio Ladini sulla condizione dei giovani: con “un tasso di disoccupazione tra i più alti in Europa sono spesso costretti a cercare altrove le opportunità“.
E attacca sulle battagli dei confederali su Quota 100 e sulla legge che porta il suo nome. “Cos’ha a che fare con l’uscita da quota 100 e con la ripresa di un percorso di innalzamento dell’età pensionabile? Impossibile – spiega Fornero – non vedervi il venir meno di un patto economico tra le generazioni“.
Fornero poi rivolge un consiglio al leader della Cgil: “Uscire da quota 100 con una qualche gradualità e rispettando l’equità che impone di trattare meglio almeno i piu’ sfortunati è possibile. Un nuovo passo indietro sarebbe ancora una miope scelta di declino”
Le parole dell’ex ministro arrivano durante quella che è una giornata decisiva per i colloqui sul tema delle pensioni. Domani infatti, Draghi dovrebbe convocare il Consiglio dei ministri sulla legge di bilancio.
Ma ormai è certa la mobilitazione dei sindacati, che vuol dire anche lo sciopero.
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