No al populismo e al sovranismo
Per risolvere la crisi c’è bisogno di sarti..

Sbaglierò, ma la lettura corretta della consultazione di Italia Viva al Quirinale allarga la strada per una risoluzione della crisi. Al di là dei toni, mi pare che gli argomenti per consolidare la maggioranza e dotarla di un programma efficace di fine legislatura ci siano tutti. La strada maestra, naturalmente, non diverticoli che in questi giorni hanno rivelato la loro inconsistenza.
E la strada maestra era ed è una soltanto, i socialisti lo dicono dal giorno in cui la crisi si è aperta formalmente, si sono perse un paio di settimane: prendere atto che il 2021 sarà l’anno decisivo per sconfiggere la pandemia grazie alla vaccinazione di massa e ai fondi del Recovery Plan, quindi ripartire dalla vecchia coalizione consolidandola perché alternativa non c’è e perché i problemi posti sul tavolo non sono fandonie, infine affrontare i nodi mai sciolti, dai progetti operativi che fanno capo al Recovery ad un’idea di giustizia che non sia lesiva dei diritti della difesa (il giudice unico nell’appello è un obbrobrio che va cancellato), da misure di rilancio dell’economia che superino la logica dei bonus per tutti a un luogo parlamentare – una commissione? – che metta mano a indispensabili riforme istituzionali dopo l’eccesso di Dpcm e dopo i continui conflitti fra Stato e regioni.
Del resto, l’immagine dell’Italia come una ruota quadrata è un’espressione usata dal Censis. Significa che le cose non vanno come dovrebbero andare. La continuità, dunque, non basta. Servono efficacia e autorevolezza, insomma un nuovo governo. Conte? Perché no. È il punto di equilibrio di un movimento magmatico, e non è poco, ma il programma non potrà essere figlio delle leggi populiste varate a partire dall’autunno di due anni fa con il silenzio del Pd. Fine processo mai, taglio dei parlamentari, mancata revisione di un reddito di cittadinanza mal concepito, un occhio all’Europa e l’altro all’anti Europa. Il nuovo governo dovrà ispirarsi a riformismo umanitario ed europeismo. Perché la sconfitta di Trump non significa affatto funerale dei populismi e perché c’è bisogno di disegnare un’Italia più giusta, meno rancorosa. Se si vuol rendere un servizio agli italiani bisogna vestirsi da sarti. Niente veti, niente personalismi, responsabilità e basta, da parte di tutti.
Una postilla: il centrodestra. Plasticamente unito, naturalmente diviso tra l’ala sovranista Meloni-Salvini e l’ala popolare e liberale che fa capo a Berlusconi ed a Toti. E però un coinvolgimento dell’opposizione sulla gestione del Recovery Plan e sulle riforme istituzionali va assolutamente tentato. Nemmeno in quello schieramento le elezioni vanno di moda. No, c’è proprio bisogno di sarti.
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