In quella che per la stragrande maggioranza è stata l’estate più azzurra di sempre, le stelle che hanno illuminato il firmamento sportivo italiano alle Olimpiadi sono stati esclusi. Non è sufficiente l’oro europeo indoor nei 60 in 6”47, non è adeguato il metallo olimpico più prezioso nei 100 in 9”80, non basta aver toccato il cielo dell’’alto’ a Tokyo cinque anni dopo la rottura del legamento della caviglia sinistra e aver deciso di dividere, in pieno spirito decoubertiniano, il traguardo più grande con l’amico di una vita, Mutaz Barshim. Evidentemente non sono stati considerati buoni nemmeno i risultati della 4×100 o l’aver spianato di tacco e punta i 20 km della marcia inchinandosi all’arrivo ai rivali giapponesi.

Marcell Jacobs, Gimbo Tamberi, Lorenzo Patta, Fausto Desalu, Filippo Tortu, Massimo Stano e Antonella Palmisano hanno scritto in modo indelebile la storia dell’atletica azzurra ma non hanno colpito la giuria di esperti internazionali (composta dai membri di tutte e sei le aree continentali di World Athletics, cioè l’ex Iaaf, la Federazione mondiale). Nessuna delle strepitose medaglie d’oro ai Giochi concorrerà per il premio di ‘miglior atleta 2021’ al galà di fine anno.

Per i parrucconi di Montecarlo sono altre le nomination (certamente) meritevoli. Da Warholm a Ingebrigtsen, da Duplantis a Crouser, da Kipchoge a Pichardo, dieci campioni olimpici a cui spettano tutti gli onori, ma davvero non si capisce perché il nuovo ‘re dei 100’ Jacobs (mal sopportato da Usa e Gran Bretagna) e ‘le revenant’ Tamberi meritino meno del lunghista greco Tentoglou. Uno sgarro gratuito all’Italia che se non scandalizza il presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera Stefano Mei: “Prendiamo atto, siamo sorpresi però non ne farei una tragedia”, indigna certamente tutti gli italiani.

Gianni Emili

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