Se qualche autore di spy story alla Tom Clancy, con il suo agente della Cia Jack Ryan, o Ian Fleming – creatore del leggendario e immortale James Bond – avessero pubblicato un romanzo in cui un gruppo di alti funzionari ai vertici dell’amministrazione Usa discutevano i piani di un’azione militare su una chat, pur giustificando la licenza letteraria, avremmo sinceramente giudicato la cosa come surreale e un tantino forzata. Sentenziando poi – con il tono censorio tipico del lettore affezionato ma deluso – che forse il nostro scrittore sta perdendo qualche colpo, oppure è in piena crisi creativa. Ma come spesso accade – la storia ne è testimone – la realtà tende, soprattutto nella superficialità contemporanea, a superare l’immaginazione più avveniristica. Probabilmente questo avrà pensato Jeffrey Goldberg quando si è ritrovato in una chat sull’app Signal creata dal consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti Mike Waltz, e a cui partecipavano il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il direttore della Cia John Ratcliffe, il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles, il consigliere Stephen Miller, l’inviato Steve Witkoff e – dulcis in fundo – lo stesso Goldberg, che di mestiere fa il direttore di “The Atlantic”.

Lo scopo della chat

Una chat che non aveva lo scopo di organizzare la partita di football o baseball tra Casa Bianca e Pentagono, ma che doveva affrontare un tema leggermente più sensibile come l’attacco statunitense alle postazioni dei ribelli Houthi nello Yemen. E pensare che il New York Times e il Washington Post finirono dinanzi la Corte Suprema nel 1971 per aver pubblicato alcune pagine dei “Pentagon Papers”, lo studio commissionato dal segretario alla Difesa sotto le amministrazioni di Kennedy e Johnson, Robert McNamara, sulla guerra in Vietnam. Ma quelli erano tempi in cui la politica, l’Intelligence e persino le persone comuni usavano per necessità e anche virtù tanta cautela anche nelle comunicazioni più banali. Nessuno si sarebbe minimamente sognato di usare canali non militari o di Intelligence per trasmettere informazioni riservate: mentre oggi – nonostante programmi sofisticati e barriere di cybersicurezza – c’è chi lo fa tranquillamente su Signal, che non sarà WhatsApp ma è pur sempre una banalissima app.

In gioco la sicurezza nazionale

Che si tratti di leggerezza o pigrizia, resta un dato certo che dimostra la difficoltà che oggi si ha nel discernere usi e costumi della vita personale da quelli che si dovrebbero utilizzare in ruoli e posture istituzionali. Soprattutto quando ad essere in gioco è la sicurezza nazionale, e in particolare in una stagione come quella attuale in cui la conta dei nemici è ben lungi dall’essere semplice. Ma la chat ha rivelato anche la poca simpatia dei componenti dell’attuale amministrazione Usa verso i partner europei.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi, amo la politica e mi piace raccontarla. Conservatore per vocazione. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito John Wayne.