Opposizioni contro il ministro
Pisa, le indagini dopo le manganellate e le parole di Piantedosi su “antagonisti” e 7 ottobre

La ricostruzione delle responsabilità per gli scontri avvenuti la scorsa settimana a Pisa è stata affidata al Servizio centrale operativo della polizia di Stato (SCO). Insieme ai colleghi della Scientifica delle Questure di Pisa e Firenze, gli investigatori dello Sco hanno provveduto questa settimana ad effettuare i riconoscimenti fotografici nei confronti del personale del Reparto mobile del capoluogo toscano che era stato comandato di servizio alla manifestazione pro Palestina nella città della torre pendente. Gli accertamenti sono stati svolti utilizzando i filmati estrapolati dalle varie body cam in dotazione agli agenti del Reparto mobile. A questi filmati si sono poi aggiunti quelli, ormai diventati virali, girati con i telefonini dalle persone presenti sul posto quel giorno.
È fondamentale in questa fase ricostruire l’esatta dinamica degli avvenimenti. Ad oggi quanto mai incerta. Da un lato, i manifestanti, per la maggior parte minorenni, hanno denunciato di essere stati manganellati senza motivo. Dall’altro, i poliziotti hanno affermato che si è trattato di normali cariche di alleggerimento. Al Reparto mobile di Firenze questa settimana è anche giunto da Roma il dirigente Fabio Abis, direttore dei Reparti speciali della polizia di Stato, per fare il punto della situazione.
Sul fronte politico, invece, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riferendo giovedì alla Camera sugli scontri ha lanciato un allarme sul “crescente fermento tra le componenti studentesche degli antagonisti” dopo il 7 ottobre. C’è “un clima di crescente aggressività nei confronti delle Forze dell’ordine, sia allo scopo di essere attrattiva che di provocare reazioni da parte di chi gestisce l’ordine pubblico, al fine di aumentare il livello di contrapposizione fra la ‘piazza’ e le Istituzioni”, ha dichiarato Piantedosi.
Una giustificazione che non ha convinto le opposizioni. “La carica contro gli studenti di Pisa è stato un episodio sconcertante di uso non giustificato e del tutto sproporzionato della forza, che nulla ha a che fare con il controllo dell’ordine pubblico: su questo il ministro non ha detto nulla”. A sottolinearlo, in un’intervista ieri al Corriere della Sera, è stata la deputata Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd. “È fuori discussione il mio e nostro rispetto per le forze dell’ordine, per i loro sacrifici e il loro delicatissimo lavoro quotidiano”, ha aggiunto Serracchiani, sottolineato inoltre come “questo governo non stia cogliendo il disagio e i bisogni della società di cui le numerose manifestazioni sono un sintomo”. Poi l’affondo: “Piuttosto, Piantedosi spieghi alle Forze dell’ordine perché il contratto collettivo di lavoro dopo 800 giorni non è stato ancora rinnovato, perché non vengono pagati gli straordinari e perché sono sempre in carenza di organico”.
Dello stesso avviso anche la segretaria del Pd Elly Schlein, in una intervista ieri alla Stampa. “È molto grave che, anche stavolta nelle parole di Piantedosi, sia mancata una parola di solidarietà verso i ragazzi rimasti feriti. E che Meloni continui a nascondersi dietro ai suoi ministri senza trovare il tempo, tra una battuta e l’altra, di dire una parola a quegli studenti e alle loro famiglie. Abbiamo sentito tanti genitori dire: potevano essere i nostri figli”, ha affermato la segretaria dem. “La preoccupazione davanti a quelle immagini – ha continuato Schlein – è stata larga nel Paese, anche in tanti componenti delle forze dell’ordine che ogni giorno fanno il proprio dovere e a Pisa hanno visto un eccesso di uso della forza”.
A difendere l’operato del ministro della polizia è scesa in campo la maggioranza. “Mettere in discussione centinaia di migliaia di donne e uomini in divisa è pericoloso per la tenuta della Repubblica”, ha ricordato il vicepremier Matteo Salvini. Per l’altro vicepremier, Antonio Tajani, “fare il processo alle forze dell’ordine è un grave errore. La sinistra ha provato a farlo, ma non si può pensare che l’errore di qualcuno può essere imputato a migliaia di uomini e donne in divisa”.
Per cercare comunque di rasserenare gli animi degli agenti che temono di finire sul banco degli imputati, Meloni e Piantedosi incontreranno i sindacati di polizia mercoledì prossimo.
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