La cultura non deve essere indifferente al reale, deve scendere in profondità e occuparsi di quello che accade concretamente. Meno discorsi da salotto e più percezione della realtà. Questa la linea portata avanti da Domenico Ciruzzi, penalista e presidente della Fondazione Premio Napoli, e che ha portato ieri lo scrittore francese Emmanuel Carrère a ricevere il Premio Napoli, nella categoria Internazionale, nella cerimonia conclusiva della 67esima edizione andata in scena al Teatro Mercadante.

L’autore transalpino sta lavorando al suo ultimo libro sugli attentati di Parigi avvenuti il 13 novembre 2015 che «non possono essere ricordati solo con la strage del Bataclan perché sono avvenuti anche in altri luoghi della città». «Quello della giustizia è una sorta di spettacolo dell’assurdo. Uno scenario ideale per una drammaturgia perfetta» sottolinea Carrère che sta seguendo tutte le udienze del processo iniziato lo scorso settembre. Lo stesso scrittore francese, ospitato anche nella sede della Fondazione a Palazzo Reale, è stato accolto da alcuni fan al quale ha promesso di ritornare quanto prima a Napoli. «È un privilegio per me ricevere questo riconoscimento» ha dichiarato emozionato.

La produzione letteraria di Carrère «è una lunga lotta tra il racconto e l’io, un constante incontro e scontro tra il corpo letterario con la vita degli altri e la vita stessa dello scrittore, i suoi pensieri, le preoccupazioni, finanche i fantasmi» osserva la Fondazione Premio Napoli nel motivare il premio assegnato. «L’opera di Emmanuel Carrère apre la mente del lettore, lo obbliga a guardare se stesso attraverso il racconto, tramite l’io dello scrittore che diventa centrale nell’opera stessa». Da osservatore attento, analista consapevole, «Carrère ci invita a riflettere sul mondo in cui viviamo, sulle atrocità della vita nostra e degli altri».

Gli altri premiati speciali sono l’attore Silvio Orlando nella categoria “Napoletani illustri” e il “paesologo” avellinese Franco Arminio (categoria “Napoli per la cultura). Nella “Narrativa” riconoscimento a Nicola Lagioia con “La città dei vivi” (Einaudi); nella “Poesia” Carmen Gallo con “Le fuggitive” (Nino Aragno); nella “Saggistica” Riccardo Falcinelli con “Figure” (Einaudi). «La cultura non può non occuparsi di temi di rilievo istituzionale. Diritto al lavoro, alla salute, alla giustizia sono tutti particolarmente compromessi e una fondazione culturale come la nostra deve occuparsi anche di questo» spiega l’avvocato Ciruzzi.

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Giornalista napoletana, classe 1992. Vive tra Napoli e Roma, si occupa di politica e giustizia con lo sguardo di chi crede che il garantismo sia il principio principe.