Un nuovo terreno di scontro?
Putin mette gli occhi sul Pacifico, visita le isole Curili e sfida il Giappone: pressing su Usa e Occidente
Vladimir Putin ha deciso di mettere gli occhi anche sul Pacifico. Forse una manovra per distogliere l’attenzione dall’Ucraina. Forse una tattica per dimostrare di avere ancora una proiezione globale. Forse un modo per premere su un Occidente che ha mantenuto i ranghi serrati su Kyiv nonostante l’imprevedibilità di Donald Trump. Sta di fatto però che le ultime mosse e dichiarazioni del presidente russo hanno agitato non poco il principale alleato degli Stati Uniti nella regione: il Giappone.
Ieri, per la prima volta nella sua lunga stagione al potere, Putin ha visitato le isole Curili. Un blitz particolarmente duro da digerire per Tokyo, visto che quelle terre contese rappresentano il principale punto di attrito tra i due Paesi. Il Giappone ritiene che almeno quattro isole dell’arcipelago occupato da Mosca nella Seconda Guerra Mondiale, cioè Etorofu, Kunashiri, Shikotan e il gruppo delle Habomai, siano parte integrante dei “Territori del Nord”. I due governi non si sono mai messi d’accordo su questo punto. I rapporti si sono poi ulteriormente irrigiditi con l’invasione dell’Ucraina, la piena adesione di Tokyo alla linea dei Paesi occidentali e con l’asse che si è rafforzato tra Russia e Corea del Nord. E adesso la tensione è sfociata in un vero e proprio caso diplomatico. La premier giapponese Sanae Takaichi ha definito la visita di Putin “inaccettabile” e “offensiva”.
Il governo nipponico ha convocato immediatamente l’ambasciatore russo per protestare formalmente per il viaggio del capo del Cremlino. Da Mosca, invece, si è attivato subito il “falco” Dmitry Medvedev. L’ex presidente ha visitato quelle isole sia quando era al Cremlino sia in qualità di primo ministro. E ieri, sui suoi canali social, ha avvertito che le Curili “sono e rimarranno territorio russo” e che “chiunque non lo capisca dovrà affrontare le mostruose conseguenze della propria illusione”.
I toni di Medvedev sono noti per la loro durezza. Ma il segnale giunto dalla leadership russa non è certo da sottovalutare. La visita di Putin è una mossa che giunge dopo che lo stesso presidente aveva parlato del pericolo di un potenziale conflitto nell’area del Pacifico. Lo zar, oltre a incontrare gli abitanti delle isole, ha visitato la Flotta del Pacifico impegnata nelle esercitazioni ed è salito sulla nave ammiraglia, il Varyag. Una volta a bordo dell’incrociatore, la Tass ha riferito che Putin ha incontrato il comandante della Flotta, Viktor Liina, il vertice della direzione di frontiera dello Fsb per la regione di Sakhalin, Sergej Makhorin, e il comandante del 68° Corpo d’armata delle Guardie Aleksej Shvedov.
E dopo che nei giorni precedenti aveva ribadito l’importanza delle forze armate nella regione, ieri ha tenuto anche a precisare che quelle unità devono considerarsi “in prima linea” al pari delle altre impegnate su altri fronti. Difficile, se non impossibile, che Mosca abbia la voglia e la forza di aprire un altro focolaio di tensioni nell’Estremo Oriente. Allo stesso tempo, però, Putin ha messo in guardia dai tentativi di “infiltrazione della Nato” nella regione. E il suo asse con Kim Jong-un, (che ha ripreso a testare missili in vista delle tradizionali esercitazioni congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud) insieme alla sinergia con la Cina, fanno pensare che anche il Pacifico possa diventare un terreno di scontro. A maggior ragione dopo che Putin ha minacciato una guerra globale alle navi commerciali legate a tutti i “Paesi ostili” in risposta alle operazioni contro la sua “flotta ombra”.
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