La redazione di Report è con Ranucci? Pare dì sì stando alla nota diffusa sabato scorso, 8 agosto, dopo le indiscrezioni lanciate dal Messaggero su un eventuale commissariamento in seguito al caso Lavitola e alla bomba esplosa sotto casa del giornalista Rai. La redazione ribadisce “il suo totale sostegno a Sigfrido Ranucci, oggetto in queste ultime settimane di una continua, quotidiana e inarrestabile campagna diffamatoria, finalizzata a colpire non solo lui, ma tutto il programma e il lavoro di tutti gli inviati, che stanno già lavorando congiuntamente alla produzione delle inchieste della prossima stagione. A tal fine, proprio per rendere più forte il programma tutti gli inviati, i giornalisti del desk, i videomaker e i montatori stanno lavorando attivamente per trovare una o più soluzioni per affrontare questa fase di attacchi generalizzati, che non ha precedenti nella storia del giornalismo italiano. Siamo più di 60 lavoratori decisi a continuare a fare inchieste in modo autonomo e indipendente”. “Chi parla di commissariamento mistifica la realtà – conclude la redazione -. Non possiamo accettare che si continui a gettare ancora fango sul programma nel tentativo di provare a indebolirlo. Noi siamo e resteremo uniti e consapevoli del ruolo pubblico che abbiamo”.

Le critiche per i rapporti con Lavitola

Tutto rientrato? Non proprio. La situazione nella redazione guidata da Ranucci sembra tutt’altro che tranquilla, nonostante la nota diffusa nelle scorse ore. A spiegarlo questa volta è il Corriere della Sera che parla di un possibile “ammutinamento” in una redazione che paragona all’Isola delle rose, la piattaforma nell’Adriatico che si proclamò repubblica autonoma nel ’68. Secondo il quotidiano di via Solferino, bisogna tornare al 16 luglio scorso, giorno in cui è in corso una riunione nella redazione di Report dopo gli sviluppi investigativi relativi alla bomba piazzata fuori casa di Ranucci: sviluppi investigativi che vedono indagato Valter Lavitola come presunto mandante. C’è chi critica il giornalista per le sue frequentazioni, a partire dall’inviato storico Paolo Mondani che lo dirà anche pubblicamente nel corso di un evento a Capaci.

L’idea di commissariare Ranucci

Nel corso della riunione del 16 luglio e di una successiva, viene deciso – così come emerge dal verbale – di “una convocazione periodica di assemblee plenarie, a cui partecipino tutti i reparti di Report”. Inoltre spunta l’ipotesi di affiancare a Ranucci due figure esperte della redazione, due angeli custodi: i nomi, ricostruisce il Corriere, sarebbero quelli di Giorgio Mottola e Giulio Valesini. Una sorta di commissariamento mascherato dal più garbato “coordinamento permanente”. Nel verbale viene ricordata la natura originaria del programma, “la missione di Report è indagare le dinamiche e le distorsioni del potere, al di là del colore politico dei soggetti”, criticando in un altro passaggio l’eccessivo attivismo politico sia di Ranucci (per il quale Lavitola stava commissionando un sondaggio per studiare una eventuale candidatura del giornalista per le primarie del campo largo) che di altri componenti della redazione. Attivismo, ovvero partecipare a manifestazioni elettorali, di partito e promossi da soggetti politici, che viene visto come “un danno per la credibilità del programma”.

Il programma stracciato

Le nuove intenzioni, messe nero su bianco, sarebbero state però respinte da Ranucci che avrebbe stracciato il programma suggerito dalla maggioranza della redazione che, a differenza delle altre trasmissioni dell’approfondimento Rai, non ha un proprio organo sindacale. Si arriva così al comunicato di sabato scorso con la redazione che, nonostante dissidi e malumori, appare allineata al suo caporedattore Ranucci. Quest’ultimo, scrive il Corriere, avrebbe concordato la nuova nota con gli stessi Mottola e Valesini prima di diffonderla pubblicamente.

 

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