Tra il matrimonio in salsa giallorosso in Lombardia, l’accordo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico per un fronte comune a sostegno della candidatura di Pierfrancesco Majorino alla presidenza della Regione, ci sono tre incognite.

La prima, quella più ovvia, è il voto che dovrà tenersi venerdì sulla piattaforma Skyvote: l’intesa trovata tra pentastellati e Dem dovrà essere infatti ratificata dagli iscritti lombardi, anche se l’apertura data da Giuseppe Conte al fronte unico contro Attilio Fontana da una parte e Letizia Moratti appare come una evidente indicazione di voto.

La faida di Toninelli

Ma a sorpresa Conte deve fare i conti con una clamorosa presa di posizione interna contro l’accordo raggiunto con Majorino, l’eurodeputato che pare lanciato verso la candidatura “giallorossa”, come ai tempi del Conte bis.

A scagliarsi contro l’intesa è l’ex ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, storico esponente dei 5 Stelle che si dice apertamente contrario ad andare al voto col PD nella sua Regione (è originario di Soresina, in provincia di Cremona, ndr).

Toninelli spiega così la sua contrarietà: “Lo scandalo delle mazzette in Ue è solo l’ennesima conferma di una scelta che dovrebbe essere ovvia. Io voterò no nella consultazione online e chiedo a tutti di tornare ad aprire gli occhi e di smetterla di “stimare” un partito che di “stimabile” non ha nulla.  Gli obiettivi condivisi nell’accordo col Pd (tra l’altro non vedo la loro firma sul documento) li hanno già traditi nel corso degli anni, e continueranno a farlo. A livello regionale – continua l’ex ministro – il Pd è il partito degli inceneritori, della cementificazione selvaggia, degli impianti a biogas e degli allevamenti intesivi. E parlando di sanità il Pd è il partito che nel 2019 in Parlamento ha votato contro il decreto Calabria che toglieva le mani della politica dalla sanità. Perché ora dovrebbe fare il contrario in Lombardia?”.

Toninelli torna anche sulle scorse elezioni politiche, ricordando come i Dem “solo solo pochi mesi fa hanno preferito allearsi con Calenda (da cui è stato poi mollato) e Di Maio. Ma non col M5S.  E per fortuna aggiungo io. Perché grazie al suicidio di Letta siamo rinati noi”, evidenziano come “del Pd non ci può fidare”.

Il caso +Europa

L’allargamento alla sinistra, o pseudo tale, grillina, rischia però di buttare fuori dalla coalizione +Europa. Il partito degli “eredi dei Radicali” già da tempo aveva ribadito la sua contrarietà ad un eventuale allargamento a Conte della coalizione, che prevede già l’alleanza Sinistra-Verdi.

All’Agi il segretario del partito, Benedetto Della Vedova, ha sottolineato che aprire l’alleanza ai 5 Stelle “è un errore anche strategico di Majorino” perché “in Lombardia non si vince e non si governa con i populisti. Attendere il verdetto online della base Cinque Stelle è completamente sgrammaticato. C’è solo da sperare che sia una finta, perché se vince il no…La mia fiducia nelle piattaforme M5s non è alta e credo che, alla fine, il risultato che uscirà sarà quello voluto dai vertici. A naso”.

Quanto alle scelte future di +Europa, “valuteremo cosa fare, rifletteremo nei prossimi giorni”, non si sbottona Della Vedova. Quello del Pd, spiega però il segretario, “è un errore da matita blu”. Il rischio per i Dem è che il partito trovi alla fine un accordo con la coalizione di Letizia Moratti, che può già contare sul Terzo Polo di Calenda e Renzi.

Avatar photo

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia