La polemica sul Festival
Sanremo, pubblico sì pubblico no: i programmi che hanno avuto spettatori in studio

Esplode definitivamente il caso Sanremo. Dopo settimane di indiscrezioni, annunci, voci su probabili soluzioni o misure specifiche per tenere la 71esima edizione del Festival della Canzone Italiana – dal 2 al 6 marzo – la rissa è partita ufficialmente. Il ministro Dario Franceschini ha chiuso alla possibilità di ospitare il pubblico nel Teatro Ariston. Il direttore artistico Amadeus, appresa la considerazione del membro del governo, starebbe meditando le dimissioni. Sono ore di riunioni e confronti per decidersi il da farsi. Da oggi si è capito che in un mese potrebbero cambiare molte cose, forse anche saltare tutto.
“Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro (della Salute, ndr) Roberto Speranza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”, aveva twittato in mattinata Franceschini. Un’apertura al pubblico, si intende implicitamente dalla nota, creerebbe un precedente di disparità con tante altre attività del mondo dello spettacolo costrette alla chiusura per via della pandemia da coronavirus.
Il ministro faceva riferimento al pubblico pagante proprio in virtù delle dichiarazioni di Amadeus. Il conduttore aveva spiegato a Il Corriere della Sera solo sabato scorso: “Pensiamo a figure contrattualizzate che sono parte integrante dello spettacolo nel rispetto del Dpcm. Con le giuste distanze possiamo arrivare a 380 persone in platea, mentre la galleria sarà ovviamente chiusa. Dobbiamo offrire al pubblico a casa e agli artisti che sono sul palco la possibilità di avere uno spettacolo vero”. Amadeus non escludeva totalmente l’idea della nave quarantena per ospitare artisti e addetti ai lavori e annunciava un taglio netto agli eventi e alla sala stampa ridotta a 100 persone.
Il ministro faceva riferimento al pubblico pagante proprio in virtù delle dichiarazioni di Amadeus. Il conduttore aveva spiegato a Il Corriere della Sera sabato scorso: “Pensiamo a figure contrattualizzate che sono parte integrante dello spettacolo nel rispetto del Dpcm. Con le giuste distanze possiamo arrivare a 380 persone in platea, mentre la galleria sarà ovviamente chiusa. Dobbiamo offrire al pubblico a casa e agli artisti che sono sul palco la possibilità di avere uno spettacolo vero”. Amadeus non escludeva totalmente l’idea della nave quarantena per ospitare artisti e addetti ai lavori e annunciava un taglio netto agli eventi e alla sala stampa ridotta a 100 persone.
Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile.
— Dario Franceschini (@dariofrance) January 28, 2021
Oltre alla querelle tra chi vede Sanremo come un’occasione utile a rilanciare tutto il settore, e a far riaprire cinema e teatri, e a chi al contrario percepisce la presenza del pubblico in sala come una discriminazione verso tutte quelle attività dello spettacolo chiuse da mesi; si pone la questione: l’Ariston è un teatro o uno studio televisivo? I teatri sono chiusi, il pubblico è ammesso negli studi tv, secondo le Faq del governo, “in quanto alle trasmissioni televisive non si applica il divieto previsto per gli spettacoli, perché la presenza di pubblico in studio rappresenta soltanto un elemento ‘coreografico’ o comunque strettamente funzionale alla trasmissione”, ferme restando le norme di distanziamento. E quindi siamo punto e a capo.
LE TRASMISSIONI CON PUBBLICO – Alla bagarre si aggiunge chi fa notare che diverse trasmissioni hanno ospitato pubblico, con diverse soluzioni e misure. La produzione di X Factor, il talent-show a tema musicale di Sky, aveva spiegato lo a fine ottobre in una nota diffusa sui social: “Il pubblico presente a X Factor 2020 segue tutti i protocolli previsti dalle norme: distanziamento, mascherine e tampone prima di accedere al teatro. Il numero dei presenti rientra nella capienza prevista dalle disposizioni attuali. Le persone presenti in sala sono persone assunte appositamente e come tali dispongono delle autorizzazioni necessarie”.
Il pubblico presente a #XF2020 segue tutti i protocolli previsti dalle norme: distanziamento, mascherine e tampone prima di accedere al teatro. Il numero dei presenti rientra nella capienza prevista dalle disposizioni attuali.
— X FACTOR (@XFactor_Italia) October 29, 2020
Passiamo a Mediaset: già a fine maggio 2020 Maria De Filippi aveva accolto il pubblico negli studi di Amici. Alla semifinale tornavano in studio 90 persone, sedute a distanza, tutte aspiranti partecipanti ai casting della trasmissione. Pubblico in studio (diviso da plexiglass) anche per Uomini e Donne e C’è posta per te di De Filippi. Senza mezze misure la replica di Maurizio Costanzo alle critiche per il pubblico nel suo Show: “Volete sapere come funziona? È facile: il pubblico della mia trasmissione prima di entrare fa il test sierologico, e così tutti gli ospiti. Fra una persona e l’altra c’è un plexiglass, e anche fra un ospite e l’altro c’è un plexiglass. Perché non fanno così anche nei teatri? Possono farlo tutti. Facciano così, invece che rompere e fare polemiche!” Il programma è registrato in un teatro, tutte le poltroncine occupate, il pubblico separato con del plexiglass trasparente. “Possono farlo tutti – aveva continuato ad Adn-Kronos Costanzo – Certo, specifico che il pubblico viene in teatro un’ora e mezzo prima, perché possa essere fatto il test su ciascuno. Quindi io pago gli infermieri, il personale, il plexiglass. Il proprietario del cinema all’angolo faccia così, così non c’è pericolo legato all’assembramento”.
Alternativa la soluzione dello show di Rai1 Ballando con le stelle che ha ospitato da 38 a 45 persone, separate da distanza di sicurezza, ma in un altro studio, collegato tramite fibra ottica a quello in cui si registra lo spettacolo. Due tribune identiche, dalle quali un impianto audio trasmette le reazioni audio, che sovrapposte dalla regia davano l’immagine di una platea unica, in un altro studio a qualche chilometro di distanza. Una soluzione alternativa ma che non si può considerare come pubblico in presenza.
LA LIRICA – Insorge intanto il mondo della lirica. In un articolo del Corriere della Sera il direttore dell’Opera di Lione e dell’Orchestra di Toscana lamenta le soluzioni proposte da Amadeus: “Non ce l’abbiamo con Sanremo, ma con la soluzione ipocrita dei figuranti, un tipico escamotage all’ italiana. Se Sanremo avesse avuto il coraggio di aprire le porte a un pubblico vero, con le norme di sicurezza messe in atto in ogni teatro, avrebbe potuto diventare l’apripista della ripartenza. E tutti avremmo detto: grazie Amadeus. Così invece è solo una furbata di basso livello”. I figuranti di Sanremo sono “uno schiaffo a un settore costretto al silenzio da mesi” secondo Ilaria Borletti Buitoni, presidente della Società del Quartetto.
© Riproduzione riservata