Nulla di nuovo. Ce lo aspettavamo, ma l’ultimo rapporto di Save The Children sulla condizione dei nostri giovani e sulla loro istruzione fotografa una realtà da brividi. I numeri parlano chiaro, meno chiaro parla la politica che sembra non interessarsi per niente alle generazioni del futuro. I ragazzi di oggi sono gli uomini della società di domani. Pare banale e invece si stenta a capirlo.
Dispersione scolastica, percorsi scolastici che non forniscono le competenze adeguate e famiglie in povertà: la situazione è critica in tutto il Paese, ma al Sud è drammatica. I dati più recenti testimoniano dell’incremento dell’incidenza della povertà assoluta tra i minori, passata dal 13,5% del 2020, al 14,2% del 2021, pari a 1 milione 382mila bambini.

Un paese spaccato a metà e dove “la privazione educativa è legata a quella materiale”, infatti “i territori dove è più alto il numero di studenti che provengono da famiglie con livelli socioeconomici più bassi, sono anche quelli dove gli stessi studenti hanno più difficoltà a raggiungere i livelli di apprendimento adeguati”, ha evidenziato Save The Children. Nel Mezzogiorno si registrano infatti percentuali molto elevate di studenti che alla fine della scuola secondaria di primo grado non raggiungono livelli di apprendimento soddisfacenti in italiano: tra il 45% ed il 49% nelle regioni del Sud e delle Isole, rispetto al 34%-35% delle regioni del Nord e del Centro. In matematica, tra il 54% ed il 60% degli alunni nel Mezzogiorno non raggiunge livelli di apprendimento stabiliti per la fine del primo ciclo di istruzione, mentre tale percentuale scende al 36%-40% per le regioni Centro-Settentrionali. Il divario si amplia ancora alla fine della scuola secondaria superiore, momento in cui si registrano oltre 15 punti di distacco tra regioni del Nord e alcune regioni del Sud: in Campania, Calabria e Sicilia, infatti, sono più del 60% gli studenti che non raggiungono il livello base delle competenze in italiano, mentre in matematica risulta raggiungere un livello insufficiente alla fine delle superiori il 70% degli studenti in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Inoltre, nelle regioni meridionali, nonostante una riduzione consistente avvenuta nell’ultimo anno in particolare in Puglia (-4,3%) e in Calabria (-3,8%), permangono percentuali di ‘dispersi’ alla fine del percorso di istruzione più elevate rispetto alla media nazionale, con una punta del 19,8% in Campania. La Campania vive una condizione drammatica della quale nessuno parla, o meglio se ne parla, si fanno i soliti proclami, si lanciano patti e sfide, tutto cade nella dimenticanza fino a quando i numeri non ci ricordano che la politica deve fare. Complessivamente, nel 2021 il tasso uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione si è attestato al 12,7%, ancora lontano dal traguardo fissato dal Consiglio dell’Ue nel 2021 del 9% entro il 2030. Su questo fronte solo Spagna e Romania fanno peggio noi. In questo contesto, le carenze storiche della scuola italiana, la pandemia e l’inflazione rischiano di diventare una “miscela esplosiva” rilegando i giovani nella categoria dei Neet, 15-29enni non inseriti in alcun percorso lavorativo o di formazione e che oggi rappresentano il 23,1% del totale. Il numero più alto in Europa. Inoltre “tra il 2019 ed il 2022, la percentuale di studenti che arrivano al diploma di scuola superiore senza le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro e dell’Università, è passata dal 7,5% al 9,7%”.

Ed è proprio in questo quadro drammatico che in Campania il personale della scuola torna a far sentire la sua voce a pochi giorni dall’avvio, il prossimo 13 settembre, del nuovo anno scolastico nella nostra regione. Le segreterie regionali di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda Unams, hanno indetto per venerdì 9 settembre un presidio di docenti e personale tecnico amministrativo nei pressi della sede dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania. “Siamo alle solite – scrivono in una nota firmati dai segretari generali di categoria – abbiamo atteso pazientemente che tutto si risolvesse per il meglio ma, ad oggi, nessuna buona nuova per le scuole della Campania e, in particolare, dell’area metropolitana. Il 13 settembre ci sarà l’ennesima riapertura a singhiozzo: le famiglie e le scuole del nostro territorio meritano rispetto. Avevamo segnalato per tempo le criticità e indicato le soluzioni, ma dalle istituzioni nessuna risposta concreta. Mancano docenti di sostegno, collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici per assicurare il normale funzionamento. Ancora – denunciano i sindacati della scuola – classi troppo numerose per assicurare distanziamento, sicurezza e diritto allo studio”. Qui manca tutto, mancano docenti, mancano strutture adeguate, manca la politica del fare.

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Giornalista napoletana, classe 1992. Vive tra Napoli e Roma, si occupa di politica e giustizia con lo sguardo di chi crede che il garantismo sia il principio principe.