La decisione
Tony Colombo archiviato, nessun processo per il ‘concerto abusivo’ di Piazza Plebiscito

Il concerto di cui il cantante neomelodico Tony Colombo fu protagonista in piazza del Plebiscito il 26 marzo 2019, pochi giorni prima delle sue nozze con Tina Rispoli, non era autorizzato. Ma non c’è alcuna prova del fatto che «l’evento si sia svolto nella consapevolezza piena delle autorità preposte ai controlli amministrativi». Ecco le motivazioni con cui la Procura di Napoli ha chiesto e ottenuto dal gip l’archiviazione dell’inchiesta a carico dello stesso Colombo, ma anche di Claudio de Magistris, fratello dell’ex sindaco Luigi, e di sette dipendenti di Palazzo San Giacomo accusati a vario titolo di abuso d’ufficio e di omissione di atti d’ufficio.
La vicenda ruota intorno a quello che, stando alle dichiarazioni di Colombo, doveva essere un flash-mob: una manifestazione organizzata allo scopo di festeggiare le imminenti nozze con la vedova del boss Gaetano Marino e per la quale è richiesta una semplice comunicazione al Comune. In realtà, secondo l’ipotesi inizialmente formulata dalla Dda napoletana, quella performance non avrebbe avuto il carattere estemporaneo del flash-mob, ma i tratti propri di una manifestazione musicale per la quale Colombo non aveva ricevuto la necessaria autorizzazione dal Comune. Di qui l’ipotesi di abuso d’ufficio formulata a carico del cantante, deciso a sfruttare l’eco mediatica del matrimonio con la Rispoli, e di Claudio de Magistris. Dopo aver collaborato gratuitamente all’organizzazione di eventi e alla promozione dell’immagine di Napoli dal 2011 al 2016, il fratello dell’ormai ex sindaco non aveva più alcun incarico all’epoca del matrimonio tra Colombo e Rispoli. Quale fu il suo ruolo nella vicenda? Semplicemente quello di fornire al cantante, al quale era legato da rapporti professionali e di amicizia, le indicazioni per l’organizzazione del flash-mob in piazza del Plebiscito. L’ipotesi di abuso d’ufficio era stata formulata anche nei confronti di Sarah Terracciano, segretaria personale dell’ex sindaco Luigi de Magistris e presidente della Commissione per gli spettacoli pubblici. Accusati di omissione di atti d’ufficio, invece, erano cinque tra ufficiali e agenti della polizia municipale che avrebbero omesso i necessari controlli e nulla avrebbero fatto per impedire che il concerto abusivo si protraesse addirittura dalle 18,40 del 25 marzo 2019 alle 00,40 del giorno successivo.
Dopo due anni e tre mesi di indagini, però, la Procura ha chiarito che «gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in ordine alla sussistenza dei fatti ovvero che questi costituiscano reato». Manca, secondo pm e gip, la volontà di favorire Colombo che, per tenere un regolare concerto in piazza del Plebiscito, avrebbe dovuto seguire un altro iter burocratico e sostenere alcune spese. E manca anche la violazione di specifiche regole di condotta, previste dalla legge e tali da non lasciare margini di discrezionalità, che la riforma dell’abuso d’ufficio del 2020 ha fissato come presupposto della configurabilità del reato. Escluse le responsabilità penali di de Magistris junior (difeso dall’avvocato Enrico Von Arx) e degli altri indagati, resta l’approssimazione con cui la vicenda è stata affrontata dal Comune. E a dirlo sono i pm nella richiesta di archiviazione, laddove fanno riferimento alla «scarsa prontezza dei soggetti preposti a ruoli istituzionali, politici e amministrativi» e alla sottovalutazione di «un’adeguata vigilanza» che «non li ha posti in condizione di intervenire in via preventiva ma nemmeno tempestivamente in via repressiva se non quando era ormai troppo tardi», cioè irrogando una sanzione amministrativa ai danni di Colombo.
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