Per gli esperti non c’è da preoccuparsi
Trema il Vesuvio, sciame sismico nel cratere: cosa sta succedendo

Il Vesuvio torna a far sentire la sua voce, o meglio i suoi movimenti. E torna l’ansia e l’apprensione per cosa sta succedendo. Domenica sera i napoletani hanno avvertito la terra tremare: l’epicentro è stata proprio nell’area del cratere, a circa un chilometro e trecento metri di profondità, dunque piuttosto superficiale. La magnitudo è stata registrata intorno a 2,5, poca cosa. E il fenomeno non preoccupa gli esperti: “Questa sismicità sul Vesuvio si verifica periodicamente ed è legata alla dinamica del vulcano. Non ha le caratteristiche di un terremoto correlato alla risalita del magma”. ha detto Mauro Antonio Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, intervistato dal Corriere della Sera.
E continua: “Chiaramente dobbiamo seguire la sismicità nei prossimi giorni e nelle prossime settimane per capire se ci saranno variazioni significative, ma allo stato francamente non ci sono novità rilevanti. Nulla di cui preoccuparsi o per cui allarmarsi”. E dunque, cosa sta succedendo? Domenica la sciame sismico si è ripetuto provocando 25 scosse in un paio di ore. Tutti gli eventi sono stati registrati in superficie e a bassa energia. Proprio questo indicherebbe che il fenomeno è connesso alla subsidienza delle rocce che compongono il cono vulcanico e non allo spostamento di magma o fluidi.
“Questa dinamica, che va avanti così già da diversi anni, è legata alla subsidenza. Non ci sono evidenze di risalita magmatica e tutti gli altri parametri sono nella norma, così come pure la sismicità è nella norma in termini di energia rilasciata nel tempo, cioè non mostra significative variazioni”, ha detto Di Vito al Mattino. Come ricostruito dal quotidiano, si tratterebbe dunque di fenomeni naturali legati alla subsidenza dell’edificio vulcanico: le rocce, per fenomeni non necessariamente vulcanologici, con il tempo cambiano le caratteristiche reologiche compattandosi e creando delle contrazioni tali da far registrare alle strumentazioni dell’Osservatorio Vesuviano questi sciami.
“Ci sono studi che correlano questi episodi alla pioggia, però potrebbero essere anche condizioni di pressione a provocarli – spiega Di Vito – Si tratta di sistemi sempre in disequilibrio e il fattore scatenante potrebbe essere anche esterno”. Si tratterebbe dunque di deformazioni del suolo “non imputabili a fenomeni vulcanici”, come segnala Global Navigation Satellite System nell’ultimo bollettino. Solo le stazioni “ubicate nella parte alta dell’edificio vulcanico mostrano una significativa subsidenza e spostamenti orizzontali coerenti con una fase di contrazione del Gran Cono, verosimilmente dovuta a effetti gravitativi e processi di compattazione e/o scivolamento di terreni poco coerenti e in forte pendenza”.
In sostanza si tratta di piccoli scivolamenti all’interno del cono, “crolli legati a blocchi instabili – continua il direttore Di Vito – che durante fenomeni atmosferici o sismici possono franare perché già in forte disequilibrio. Un lavoro recente ha associato il collegamento di piccole frane alla sismicità. Avvengono all’interno del cratere oppure nella scarpata del Somma, cioè dove non ci sono centri abitati. Ce ne sono anche in altre aree del Vesuvio, ma in questo caso sono legate al dissesto idrogeologico e non all’area sismica che noi monitoriamo. Per quello che sappiamo, non ci sono fenomeni franosi scatenati dalla sismicità in queste aree”.
L’ultima volta che il Vesuvio è eruttato era il marzo 1944, a Napoli c’erano gli alleati che in quella circostanza avviarono l’evacuazione di settemila persone. Per gli esperti non è assolutamente questo il rischio di questi tempi. “Se guardiamo i bollettini mensili, ci accorgiamo che da tempo il Vesuvio ha un’attività piuttosto bassa ed abbastanza costante– ha detto al Corriere il vulcanologo Giuseppe Luongo -Non c’è una tendenza pericolosa. Ci sta una lenta subsidenza della parte sommitale, che segue la dinamica regionale, ma non è certamente motivo di preoccupazione o di allarme. La terra scende con una velocità piuttosto contenuta, due o tre centimetri all’anno”.
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