Namex – il principale hub Internet dell’Italia centrale e meridionale – nasce, 30 anni fa, da una costola della pubblica amministrazione, come punto di accesso neutrale all’interno di un’istituzione accademica (Caspur, oggi Cineca, consorzio interuniversitario sul supercalcolo): rappresenta il primo tentativo di creare un’infrastruttura in grado di ottimizzare l’interconnessione e ridurre i costi per gli Internet provider, in un mondo in cui Internet era ancora una nicchia conosciuta da pochi appassionati e ricercatori.

Da allora tutto è cambiato: oggi Namex conta più di 250 reti collegate e il consorzio circa 180 imprese, di cui oltre il 90% commerciali. Tra quelle non commerciali, la Fondazione Ugo Bordoni, Ministero della Difesa, Cineca, ACI informatica, Regione Lazio, GARR, Santa Sede (Vaticano). «Nei prossimi mesi ci attendono passaggi storici: il rapporto Draghi ha evidenziato chiaramente la necessità di un quadro normativo che supporti l’innovazione e gli investimenti nel settore». A parlare è Maurizio Goretti, direttore generale di Namex che aggiunge: «Mi aspetto iniziative legislative, sia a livello nazionale che europeo, focalizzate su alcuni aspetti chiave: la semplificazione delle autorizzazioni per le infrastrutture digitali, in particolare i Data Center e la risoluzione del conflitto tra OTT (Over-The-Top, come Google o YouTube) e Telco (operatori di telecomunicazioni). Questi interventi saranno fondamentali per mantenere la competitività del settore».

Tra le possibili innovazioni del settore c’è anche l’utilizzo delle tecnologie satellitari. Su questo Goretti ritiene che non debbano essere una «scusa per non continuare a sviluppare l’infrastruttura terrestre (più robusta e performante)» ma che la loro integrazione con le reti terrestri possa «garantire una copertura capillare del territorio, specialmente dove le infrastrutture tradizionali risultano economicamente poco sostenibili». Possono rivelarsi cruciali, per esempio, in «mare aperto e in generale per emergenze di protezione civile o manovre militari: l’evoluzione della tecnologia satellitare di tipo LEO sta creando una mini rivoluzione», dice e cita analisi di settore secondo cui, in futuro, questa tecnologia potrebbe «arrivare al 5%, forse 10% del mercato dell’accesso a livello globale».

Quanto alle nuove tecnologie che stanno rivoluzionando la gestione delle reti, l’ottimizzazione del traffico e la predizione dei guasti, Goretti spiega che come Namex, collaborano attivamente «con Università e istituti tecnici a programmi di formazione specialistica» e da qualche anno hanno attivato la «School of Advanced Networking rivolta agli operatori delle TLC che ambiscono a una formazione continua di alto livello». E per promuovere l’inclusione digitale delle fasce più vulnerabili della popolazione, conclude, «è necessario un approccio su più livelli, che includa il potenziamento della formazione Stem nelle scuole, programmi di riqualificazione professionale per i lavoratori, e una più stretta collaborazione tra mondo accademico e industriale».

Avatar photo

Ho scritto “Opus Gay", un saggio inchiesta su omofobia e morale sessuale cattolica, ho fondato GnamGlam, progetto sull'agroalimentare. Sono tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati e mi interesso da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Lavoro al The Watcher Post.