Quella volta a Vicenza Carlo De Novellis aveva sovvertito ogni pronostico, sconfitto un avversario di dieci anni più giovane, recuperato almeno in parte in una serata che poteva essere la sua Last Dance le promesse che aveva suggerito da giovanissimo e da giovane pugile prima di darci un taglio con la boxe per quasi otto anni. Ed era tornato a Napoli, al Rione Traiano, a casa sua, con la cintura a 41 anni. Come a dire: non è finita fino a quando non è finita. Aveva ispirato. Questa volta Carlito ha preso e fatto le valigie e il borsone, 650 chilometri fino a Reggio Emilia per difendere il titolo contro Giovanni Rossetti, vent’anni più giovane. Prima però aveva dovuto rinunciare al sogno di combattere davanti alla sua gente, nella sua città. Al Pala Hockey ha perso nettamente, kot all’ottavo round. E però, forse, ha ispirato anche di più: oltremodo.

Da quando lo scorso marzo si era preso la cintura dei pesi medi con Andrea Roncon a Vicenza De Novellis aveva dovuto cambiare tanto: è salito ancora più solo sul ring. Quel match che aveva bramato a Napoli era diventato mese dopo mese inafferrabile, un’anguilla. Con un primo sfidante infortunato, il supplente a rifiutare, Carlito a rinunciare un match per il Titolo Mediterraneo UBO (Universal Boxing Organization). Un incontro fantasma, alla fine non se n’è fatto niente. E lui ha cambiato team, ha cambiato squadra. All’angolo neanche suo padre, il decano del pugilato partenopeo Guido De Novellis, bloccato da un malanno di stagione. Altro giro altra corsa, another love.

La sua famiglia, certo, con lui. E la sua palestra – dove cura lui stesso il settore degli amatori – che si è stretta come in un pugno attorno al campione: la sua gente, in quel posto aperto dal 1988 al Rione, lo ha seguito a Reggio, decine di persone nonostante la data sanguinosa, anti-vigilia di Natale. Dall’altra parte del quadrato Giovanni Raymond Rossetti, 22 anni, record 10-1-0, tarantino di sangue cubano, nato a L’Avana prima di arrivare a Sava, professionista dal 2019 dopo aver vinto i campionati italiani assoluti con un record di 29 vittorie e sei sconfitte, cresciuto alla Quero-Chiloiro, attiva dal 1970. Al Palahockey botte di Natale tra due scuole pugilistiche oltre che tra due generazioni.

“Nino” Rossetti ha dettato dal primo round il ritmo del match con un jab svelto: la prima frattura che si è allargata come una crepa nell’incontro di De Novellis. Il campione in carica non è riuscito ad accorciare alla corta o alla media distanza, di troppo maggiore l’allungo dello sfidante. Più combinazioni e più precise quelle dell’appulo-cubano. De Novellis a segno più volte con un gancio destro dal basso verso l’alto, un’angolatura anomala, imprevedibile, di quei colpi che non si insegnano, talento. Comunque poco, un piano inclinato. Non c’è stato più match dopo che il campione ha preso a sanguinare dall’arcata sopraccigliare sinistra. Quando il dottor Mario Ireneo Sturla ha fatto interrompere si era l’ottavo round. Ko tecnico.

A Reggio Emilia, nella serata targata Promo Boxe Italia, si è visto un pugile in ascesa, tecnico, forte dei suoi anni e un altro che ha dato tutto, un “mai domo” De Novellis come ha scritto la Federazione italiana. Nessun colpo però resterà nella memoria di chi c’era, di chi ha visto collegato su Youtube o su Repubblica.it come l’immagine del Campione che dopo il verdetto ha preso sulle spalle lo sfidante. Un passaggio di consegne. Nessuna polemica, nessun rimpianto. De Novellis non ha vinto, e non ha vinto neanche “davvero” o “veramente” per il suo gesto di sportività, di fair play: meglio chiamare le cose con il loro nome di questa tendenza a incorniciare tutto come un successo, una vittoria, a prescindere, di qualcosa purché sia.

Tutto ciò che il pugile napoletano ha sollevato al cielo di Reggio Emilia è stato Rossetti, i 73 chili dello sfidante, alla fine dell’incontro. A Vicenza aveva ispirato nella vittoria, ieri ha ispirato nella sconfitta. Lì dove non si raccolgono complimenti e cotillon. Ha avuto un altro cuore oltre il match, non ci stava tutto soltanto su quel ring. Sarà lui a decidere sull’eventuale addio alle sedici corde, che c’è un tempo per imparare e un altro per recriminare, seminare e raccogliere, schivare o inevitabilmente prenderle, un tempo per l’incoscienza e un altro per la resistenza. Quella di Carlito è stata una lezione da pugile, da maestro, da padre di famiglia. Non si dimentica.

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Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.