Alleanza con gli Stati Uniti imprescindibile, deterrenza ricetta chiave per la pace e un’Italia che prenda consapevolezza del ruolo che deve avere nel Mediterraneo sia in termini politici che economici. Sono i tre fattori principali emersi nel terzo appuntamento del RifoClub Napoli all’Hotel Romeo.

Un panel che aveva come obiettivo quello di rispondere a una domanda sempre più urgente: qual è il nuovo assetto della geopolitica mondiale? Sia il professor Nicola Latorre che la senatrice di Forza Italia Stefania Craxi hanno sottolineato l’importanza dell’asse con gli Usa, condannando lo spirito antiamericano “che nel nostro Paese è una specie di fiume carsico, che scompare per poi riapparire”. Anche perché quello che oggi dice Trump, sicuramente con modi bruschi e indelicati, “lo hanno sostenuto per decenni Eisenhower, Kennedy, con parole durissime, e Obama”. “Noi però abbiamo fatto finta di non sentire”, ha rimarcato la parlamentare azzurra, che ha ricordato come per lungo tempo l’Europa si sia cullata grazie “all’energia dei russi, al commercio con la Cina e alla difesa gratis garantita dagli americani”, non vedendo arrivare “l’immigrazione incontrollata, il cambiamento climatico e le guerre. Adesso stiamo affrontando il periodo più delicato dalla Seconda guerra mondiale”.

Esercito europeo “utopia”

Lo scenario è cambiato. “Bisogna essere consapevoli che stiamo entrando in una fase storica nuova e preoccuparci di come rispondere all’attuale strategia americana per tutelare i nostri interessi sia in termini di sicurezza che in termini economici”, ha spiegato Latorre, ex senatore dem. Il primo problema del vecchio continente “è quello di rafforzare i nostri sistemi di difesa producendoli direttamente”. Riarmarsi però “non significa volere la guerra né augurarsi la nascita di un esercito europeo, che resta un’utopia, ma significa esattamente riprodurre sistemi di difesa nazionali forti e interoperabili con un coordinamento centralizzato che agirà in base alle esigenze”.

La lezione tedesca

In quest’ottica l’Italia è l’unica nota stonata dell’Ue perché, “scontato che la migliore prevenzione della guerra è la deterrenza, è incomprensibile che su un tema del genere siamo divisi”. La lezione ai nostri politici arriva dalla Germania: “Nel caso tedesco – ha ricordato Latorre – è accaduta una cosa che in Italia ce la sogniamo. Il Parlamento a fine mandato, con il governo che ha straperso le ultime elezioni, ha votato con il consenso dei Verdi (che erano all’opposizione) una riforma costituzionale per poter procedere in questa direzione”.

Sulla vicenda dei dazi, il docente della Luiss ha suggerito prima la via della mediazione con Trump: “Se la trattativa non dovesse andare a buon fine bisogna rispondere sia con misure altrettanto significative sia conquistando nuovi mercati”. Infine la precisazione: “L’errore da non commettere è quello di confondere la geopolitica con la politica estera: la prima ci consente di analizzare gli scenari e i vari fattori, e sulla base di quest’ultimi definire una strategia di politica estera che verrà poi adottata dai governi”.

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Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.