Il settore agroalimentare
Valorizzare i prodotti made in Italy ci salverà dalla crisi coronavirus

L’intreccio tra agricoltura e industria per il rilancio dell’agroalimentare italiano all’estero. Un racconto di qualità e tradizione, i pastifici che portano in tavola il profumo del grano e così per carni, latte, vino. Il food conta i danni. Danni per decine di milioni di euro. Ma è già tracciata la road map per uscire fuori dalla crisi provocata dalla furia del Covid-19. “Fare sistema tra settore agricolo e imprese, solo così si esce dalla crisi che ha avvolto l’Italia e la Campania, solo così possiamo valorizzare i nostri prodotti. Il Covid-19 sta distruggendo tutto, all’estero non acquistano più i vini italiani, così come i prodotti freschi, mozzarelle e ricotte per le pizze. Il Made in Italy è stato travolto. Altri tre mesi così e salta tutto. Ma dobbiamo lavorare, pensare, ricostruire”, spiega Gennaro Masiello, presidente di Coldiretti Campania.
Dunque, un messaggio da mandare ai consumatori attraverso un tavolo condiviso da aziende, categorie e istituzioni. Valorizzazione del marchio, delle etichette a sostegno dell’export agroalimentare italiano, beni all’estero per quasi 60 miliardi, quattro miliardi invece il fatturato campano. Prima della crisi il trend di crescita nell’ultimo lustro è stato del 5% annuo, 6% per la Campania. Il nodo da districare, oltre al blocco provocato dal Virus, è il falso Made in Italy, che ammonta a oltre 100 miliardi di euro, con una crescita esponenziale nell’ultimo decennio.
“Ed è proprio su questo che bisognerà intervenire per riemergere, valorizzare la genialità della filiera italiana, che deve compattarsi e tutelare il milione di occupati del settore. Ma senza una politica unitaria, identitaria sul marchio, sulle etichette, sulla produzione campana e italiana, non si recuperano posizioni”, aggiunge il presidente di Coldiretti Campania. Ma il disegno su carta del futuro a medio e lungo termine rischia di finire nel cestino.
La fotografia del momento attuale è impietosa: la spesa dei consumatori, con le tasche rese assai più leggere del Virus, occupa un carrello da tempi di guerra: “Farina, olio, miele, ortofrutta, carne di pollo, legumi. Latte a lunga conservazione. Niente prodotti freschi. La domanda è prossima allo zero, con costi inalterati di gestione. E ci sono alcuni punti oscuri, per esempio la grande distribuzione che a parole si impegna a tutelare la produzione locale e che poi spesso spaccia per italiano ciò che italiano non è, con aziende che acquistano la materia prima all’estero, dall’Australia al Canada, per poi lavorarla in Campania – aggiunge Masiello -, quindi, il consiglio è controllare sempre le etichette”. Pasta, formaggi. Ma anche frutta. In questi giorni, le fragole spagnole ora sui banconi dei supermercati, mentre la produzione campana finisce al macero, tra Napoli e la Piana del Sele.
© Riproduzione riservata