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Vinitaly 2023 conferma la vocazione business: per il vino italiano record dell’export

“Vinitaly è una grande opportunità per Verona così come Verona è una grande opportunità per Vinitaly proprio grazie al fuori salone che, quest’anno, concentra in quattro giorni un calendario che spazia dall’arte alla cultura e alla musica fino ad arrivare al vino, fil rouge di tutta la manifestazione”.
A parlare è Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, la società che organizza anche quest’anno la più importante manifestazione italiana dedicata al vino, in corso nei padiglioni della Fiera della città scaligera da sabato scorso fino a mercoledì. Quest’anno, sull’onda delle richieste dei produttori e dei consorzi, l’ente fiera ha pensato bene di distinguere il percorso dei winelover rispetto a quello degli operatori professionali realizzando progetti di qualità come Vinitaly and the City, in grado di coinvolgere istituzioni locali, cittadini, appassionati e turisti.
“Per i nostri espositori e operatori professionali, abbiamo amplificato la vocazione business della fiera, rimarcando la diversità di target tra Vinitaly e Vinitaly and the City, che da quest’anno ritorna sotto la nostra regia organizzativa”, chiarisce Maurizio Danese, l’amministratore delegato di Veronafiere. In più c’è, continua Danese, il valore aggiunto di Verona, “un palcoscenico internazionale straordinario che la fiera contribuisce a valorizzare anche attraverso la visibilità mediatica che Vinitaly genera ogni anno in Italia e all’estero: nel 2022 quasi 4miliardi di audience nella settimana clou della manifestazione”.
L’impostazione dell’edizione 2023 pare molto apprezzata da consorzi e produttori. “Questo Vinitaly 2023 finalmente segna un reale e tangibile ritorno alla normalità. Dopo tre anni di incertezze portate dalla pandemia questa fiera sarà sicuramente di buon auspicio per rivedere tanti operatori esteri, soprattutto coloro che provengono da Asia e Stati Uniti, e per riprendere con questi ultimi un cammino forzatamente interrotto”, dice Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato.
Che aggiunge: “Vinitaly, con i cambiamenti arrivati negli ultimi anni, rimane comunque una fiera fondamentale per tutto il comparto vitivinicolo nazionale; rimane di grande richiamo, uno degli eventi più importanti per il mondo del vino anche a livello internazionale, una piazza da coltivare con cura sia per il Consorzio sia per tutte le aziende che rappresentiamo”. Dal Piemonte alla Sicilia: “La Sicilia del vino di qualità ha sempre condiviso al Vinitaly i propri valori distintivi: territori, vitigni, tradizioni ma anche innovazione, ricerca, capacità. Vinitaly rappresenta storicamente una vetrina importante per il mondo vinicolo siciliano. Un’occasione unica per condividere la qualità della nostra produzione, le novità e confrontarsi, allo stesso tempo, con operatori di settore internazionali”, assicura Laurent Bernard de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia.
L’edizione in corso di Vinitaly cade in un momento assai favorevole per il vino italiano che sfiora il traguardo degli 8 miliardi di euro chiudendo l’export 2022 con un nuovo record commerciale: 7,9 miliardi di euro di euro (+9,8%) a fronte di volumi piatti (22 milioni di ettolitri, -0,6%). Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv, Ismea e Vinitaly, che ha elaborato i dati rilasciati da Istat sui 12 mesi dello scorso anno, il mercato ha retto anche alle inevitabili quanto parziali variazioni dei listini, ma l’escalation dei costi di produzione ha abbondantemente eroso i margini della filiera in particolare per i prodotti entry-level e popular (fino a 6 euro al litro). Il risultato finale, vista anche la congiuntura, è senz’altro positivo per uno dei settori del made in Italy più virtuosi nella bilancia commerciale, che chiude in attivo di oltre 7,3 miliardi di euro.
I padiglioni della Fiera sono anche il termometro per verificare la capacità del vino italiano di sfondare all’estero. L’Osservatorio Uiv registra l’incremento a valore di tutti i principali mercati della domanda, a partire dagli Stati Uniti (+10%) che si confermano primo mercato export italiano con una quota di mercato del 23%. Seguono, tra i top buyer, la Germania (15% lo share), che sale del 5% a 1,2 miliardi di euro; poi Regno Unito (+10%), Canada (+11%), Svizzera (+3%) e una Francia in forte progressione (+25%). Diverso il quadro dei volumi, in calo o stazionari in tutte le principali destinazioni (Usa a -6%, Germania a -2%, Uk a -4%) a eccezione di quella transalpina (+16%, dovuto alla poderosa crescita del Prosecco, +20%).
Ancora in caduta la domanda cinese, che chiude i conti a -28% sul fronte dei vini in bottiglia. Ecco perché quest’anno i produttori salutano con gioia il ritorno in fiera dei buyer asiatici. “Vinitaly 2023 si prospetta essere una una migliore edizione rispetto a quella precedente, anche grazie al ritorno dei player dei mercati asiatici, che dopo gli anni di stop dovuti alla pandemia, finalmente torneranno ad essere presenti in fiera”, assicura Stefano Chiarlo, presidente dell’Associazione produttori del Nizza. Per Mario Piccini, amministratore delegato di Piccini 1882, storica azienda toscana con proprietà estese in Basilicata e in Sicilia, “la presenza dei maggiori players asiatici e statunitensi sancisce la definitiva riapertura delle frontiere del vino, contribuendo a fare dell’edizione di quest’anno il primo vero Vinitaly dell’era post-Covid”.
Intanto, tra le tipologie di vino italiano più ricercate continua il forte traino degli spumanti che volano a +19% in valore (Prosecco a +22%) e confermano la positività sui volumi (+6%, di cui +6% Prosecco e +9% Asti Spumante), mentre faticano i vini fermi imbottigliati (-3% volume), con i rossi in sofferenza che chiudono a -4% volume e +4% valore, contro il +12% dei bianchi. In particolare, sui rossi, risultano in contrazione i volumi nelle fasce di posizionamento più basse (sotto i 3 euro), mentre tengono molto bene e anzi risultano in buona crescita i vini premium, in particolare piemontesi (+9%), veneti (+4%) e toscani (+6%). I frizzanti cedono il 7% in volume ma guadagnano il 6% a valore.
Un’occhio, poi, alle performance delle singole regioni rivela che il Veneto – con oltre 2,8 miliardi di euro di fatturato all’estero e una performance nei dodici mesi superiore alla media italiana (+13,4%) – è la regione leader delle esportazioni tricolore, guadagnando una quota pari al 36% sul totale nazionale. Subito dietro, al secondo e al terzo posto del podio, si confermano il Piemonte (+4,6%, a 1,28 miliardi di euro) e la Toscana (+10,4%, 1,25 miliardi di euro), e, a seguire, Trentino Alto-Adige ed Emilia-Romagna. Da registrare, infine, la forte accelerazione di Friuli-Venezia Giulia (+39,7%), Marche (+25,9%) e Sicilia (+21%).
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