I vicini di casa hanno raccontato di aver sentito le urla, la lite e poi il silenzio. Nell’appartamento delle case popolari alla Barona, Milano, il dramma si è consumato tra le quattro mura di casa intorno alle 13 di mercoledì 30 novembre. Attimi di follia pura in cui Bouchaib Sidki, 59enne marocchino, incensurato, da lungo tempo a Milano, ha afferrato il coltello e ha colpito dieci volte sua moglie, Wafaa Chrakoua, 51 anni, sua connazionale. Poi ha preso il telefono e digitato il 112: “Ho ucciso mia moglie, ho rovinato la mia vita”.

Secondo la ricostruzione fatta dal Corriere della Sera in quelle drammatiche ore, tutto è iniziato per una lite tra i due, una coppia in Italia da molti anni. Il marito sarebbe rimasto senza lavoro e per questo motivo negli ultimi tempi le tensioni sarebbero aumentate fino a sfociare nella tragedia. Wafaa lavorava, faceva le pulizie in alcuni uffici. Secondo il racconto di alcuni vicini di casa usciva solo per lavvorare, poi se ne stava sempre chiusa in casa. “Pensava sempre ai figli. Il problema era lui: un orco, un uomo violento sia con lei, sia con i ragazzi”, hanno raccontato al Corriere alcuni vicini di casa. I due vivevano in casa con tre dei loro quattro figli. Il maggiore 24enne, poi uno di 17 e un altro di 13 anni. La figlia maggiore vive in Francia. La polizia in passato era intervenuta già tre volte in quella casa sempre in occasione di accese liti tra i due.

Intorno alle 13 Wafaa è tornata dal lavoro e ha trovato a casa il marito. Forse lei lo ha rimproverato per qualcosa e così è esplosa la lite. “Mi ha insultato”, avrebbe spiegato più tardi Sidki Bouchaib in lacrime agli agenti. E così avrebbe iniziato a colpirla con dieci pugnalate. Lei ha provato a ripararsi facendosi scudo con mani e braccia. Poi si è accasciata sul letto priva di vita. Lui ha preso il telefono, ha avvisato il figlio più grande, che era a lavoro, e poi si è autodenunciato alla polizia. Il figlio è tornato a casa insieme a un amico e ha trovato l’orrore. Il padre è sceso di casa e ha iniziato a vagare senza meta. Dopo circa un chilometro ha incrociato la volante dei carabinieri a cui di è consegnato: “Ho fatto una cosa stupida, non era cattiva, era una brava donna”, avrebbe detto.

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Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.